Tariffe ferme e maxi-bollette: «Le Rsa non ce la fanno più»
Parla il coordinatore dei gestori toscani: «La Regione ci ascolti». «Alla Turati? Per ora andiamo avanti frugandoci in tasca»
PISTOIA. Ridurre il tempo di accensione delle luci lasciando al buio gli anziani ospiti delle Residenze sanitare assistenziali? Spengere o abbassare il riscaldamento delle loro stanze? Le misure consigliate alle famiglie italiane per risparmiare quest’inverno sulle bollette dell’energia non consentirebbero un tenore di vita dignitoso a i numerosi anziani ospiti di questi centri. Ragione per cui tali costi non possono essere tagliati nonostante i rincari.
«Ma la questione delle bollette è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso: ormai da molto tempo le Rsa sono gravate da numerosi problemi che non hanno trovato soluzione nemmeno a seguito degli incontri avuti con la Regione» sottolinea Maurizio De Scalzi, direttore generale della Fondazione Turati di Gavinana e coordinatore del Comitato dei gestori toscani. È in questa duplice veste che De Scalzi parla. «Deve essere ben chiaro che non si tratta di una crisi specifica della sola Fondazione Turati, ma piuttosto di un problema del sistema generale delle Rsa, sia a livello regionale sia nazionale».
Nel comitato, De Scalzi rappresenta Aiop, un’associazione che ha al suo interno non solo la Turati, ma anche altre Rsa. «Abbiamo avuto – prosegue – incontri con l’assessore regionale Serena Spinelli che ci ha ascoltato, anche se i problemi alla base della crisi restano e ad essi se ne sommano altri, ultimi i rincari energetici».
Tante le criticità, in primis la questione delle tariffe «che sono ferme da 11 anni: in questo arco temporale le cose sono cambiate molto, ci sono stati i rinnovi dei contratti di lavoro e il costo della vita è aumentato, ma le tariffe sono rimaste le stesse, nonostante adesso siano ampiamente superate».
Come funziona dunque il finanziamento delle Rsa? Per metà è costituito dalla quota sanitaria erogata dalla Regione, la restante parte è invece la quota sociale che varia in base al reddito del soggetto. «Da quando è scoppiata la pandemia – prosegue De Scalzi – il numero delle quote sanitarie non è sufficiente a garantire la copertura di tutti i posti letto che in Toscana sono poco meno di 13mila. Dato che le quote sanitarie ne coprono tra gli 8 e i 9mila, rimangono circa 3mila posti letto scoperti e questo vuol dire che molte persone si trovano talvolta costrette a pagare di tasca propria». Ad aggravare la situazione, la mancanza di infermieri e di operatori socio-sanitari.
In questo panorama si sono inserite le bollette esorbitanti. «A cui aggiungere i rincari indiretti, come pulizie, lavanderia e pasti. Siamo con le spalle al muro: non possiamo intervenire sulla quota sanitaria e se aumentiamo quella sociale il costo graverà sulle famiglie».
Ma qual è la risposta della Fondazione Turati per far fronte al caro energia? «C’è solo una soluzione: frugarsi in tasca – afferma il direttore generale – oltretutto la struttura si trova in montagna e d’inverno fa freddo, quindi il riscaldamento è necessario. Servono risorse per andare avanti; attualmente la Turati è in grado di reggere, ma non all’infinito. A oggi comunque non si parla di un rischio chiusura».
In Toscana il mondo delle Rsa occupa dipendenti in maniera diretta e indiretta: «Se il sistema entra in crisi la ricaduta sull’economia non è di poco conto; la Regione dovrebbe cominciare a preoccuparsi di questa situazione, facendosene carico prima che vengano prese decisioni estreme dalle Rsa». Quali dunque gli interventi da mettere in campo? «L’unica strada percorribile è aumentare la tariffa della quota sanitaria. Durante il Covid avevamo avuto dei ristori per coprire i maggiori costi e i minori ricavi: 3 euro in più di quota sanitaria per ogni utente e il 40% sempre della quota sanitaria per i posti letto vuoti a causa del virus; finito lo stato di emergenza la Regione ha deciso di prorogarli fino al 30 giugno. Adesso non ci sono più, ma il Covid non è finito».
La richiesta di una proroga non ha ancora ricevuto una risposta e preoccupa il silenzio a seguito dell’invio di una lettera agli organi competenti da parte del Comitato dei gestori delle Rsa toscane. «Non sentiamo la vicinanza delle istituzioni regionali e nazionali. Nessuno fa nulla – afferma De Scalzi – evidentemente il problema degli anziani non interessa».
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