Il Tirreno

Pistoia

«Con i fantasmi del Covid è un’epidemia sommersa»

Massimo Niccolai presidente provinciale del sindscato Fimmg dei medici di famiglia
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Massimo Niccolai presidente provinciale del sindscato Fimmg dei medici di famiglia

Massimo Niccolai è il presidente dei medici di famiglia della Fimmg

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PISTOIA.  È un termine un po’buffo, forse ironico, ma azzeccato in tema di sicurezza. Sono chiamati i “fantasmi del Covid” ovvero quel milione circa di persone in Italia (alcune migliaia a Pistoia e provincia) che si fanno il tampone anti-Covid da sé, a casa propria. Il problema di salute pubblica è che non si riesce così a seguire la tracciabilità d’un eventuale contagio. «L’uso improprio è infatti deleterio – spiega Massimo Niccolai, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale) – perché sarebbe stato necessario sapere veramente quante persone siano state infettate da Omicron in funzione d’una possibile immunità di gregge».

«L’uso improprio dei tamponi fai da te è stato deleterio, in quanto la mancanza di tracciamento ha posto un danno alla quantizzazione dell’infezione – continua Niccolai – soprattutto sarebbe stato necessario sapere veramente quante persone sono state infettate da Omicron in funzione d’una possibile immunità di gregge, senza parlare della confusione in ottica vaccinazioni(4 mesi dalla infezione). La mancanza di tracciamento vanifica la precisa documentazione dei contagi. Un vero disastro, i tamponi avevano solo due soluzioni ovvero prescrizione /esecuzione medica e farmacie in maniera da tracciare tutte le infezioni».

Quarta dose: c’è confusione soprattutto per una inesatta informazione. Prima parlavano di somministrarlo ai pazienti fragili, poi anche agli ultra ottantenni, poi a partire dai sessant’anni. Dopo due anni di pandemia, la gente è diventata esperta: i primi dati inferiori alle previsioni (100 mila vaccinazioni al giorno non sono mai stati raggiunte), testimoniano il sospetto d’una possibile dose d’accumulo e ad assieme l’inefficacia rispetto all’inizio. Si può parlare, se non di fallimento, certo di previsioni sbagliate?

«Sull’efficacia della quarta dose ho una mia interpretazione personale, ovvero che la quarta dose di un vaccino testato due anni fa avrebbe, come protezione contro la infezione da virus, poca efficacia, mentre maggiore è la protezione dalle conseguenze più gravi, sarebbe stato necessario saper veramente quante persone sono state infettate da Omicron in funzione d’una possibile immunità di gregge. Quindi, ben venga fatta l’effettuazione sui pazienti fragili e sugli anziani, ma solo per attenuare i danni da infezione».

Il limite dei 12 anni come età più bassa possibile per la vaccinazione rappresenta una novità nella storia di questa pandemia. Ha un significato medico?

«Sul limite dei 12 anni non mi pronuncio, in quanto non ci sono ancora i fondamenti scientifici per capire se, ai più piccoletti, sia meglio non somministrarlo.

Certo è che, con il tipo d’infezione che gira adesso, il virus sembra essere poco di più di un raffreddore per i bambini più piccoli e forse è bene farli immunizzare da soli».

In una prospettiva 2023, pensa si dimostreranno necessarie altre somministrazioni?

«Sulle prospettive per il 2023 ho una mia teoria particolare, non supportata purtroppo da nessuna documentazione scientifica, ma solo sulla osservazione dell’enorme quantità di persone che si sono infettate in questo periodo, che mi fa pensare come questo sia il solo modo per raggiungere un’immunità di gregge(si badi bene per un solo tipo di virus) , prima che si crei una nuova variante più aggressiva. Se tanto mi da tanto, ho la netta impressione che nell’autunno inoltrato avremo poca circolazione del virus, salvo verificarsi come prima detto, lo sviluppo di una nuova variante, per cui ho l’idea e la speranza che ridurremo da qui in avanti le nuove vaccinazioni. Anche perché non so se in questo caso avremo forze economiche e sanitarie per poter ripartire da capo».

 

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