Il Tirreno

Pistoia

Nei dipinti del giovane Ebrima la sofferenza di chi fugge da casa

Giancarlo Fioretti
Ebrima Dianso davanti alla parrocchia di Vicofaro con il suo ultimo quadro
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Ebrima Dianso davanti alla parrocchia di Vicofaro con il suo ultimo quadro

In mostra a Riace i lavori del pittore profugo

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PISTOIA. Originario del piccolo stato del Gambia, un’enclave di lingua inglese all’interno del Senegal francofono, in Africa occidentale, è uno dei tanti giovani africani giunto nel nostro Paese alla ricerca di un futuro migliore. Ma rispetto agli altri suoi compagni d’avventura, il giovane migrante ha però una carta in più da giocare nella sua quotidiana battaglia per l’integrazione. Ebrima Dianso è infatti un pittore e le sue doti artistiche lo stanno aiutando a squarciare il velo di indifferenza che, troppo spesso, avvolge chi come lui è un “invisibile”, un profugo cioè privo di documenti, di lavoro e, molto spesso, di prospettive.

Don Massimo Biancalani, quando lo ha visto dipingere, ha capito immediatamente le potenzialità artistiche del suo giovane ospite. Ma, soprattutto, ha capito che Ebrima si serviva della pittura per trasmettere a tutti le indicibili sofferenze che ha vissuto durante il suo terribile viaggio dall’Africa subshariana fino alle coste del Belpaese, dove i suoi incubi non si sono purtroppo arrestati, ma hanno solamente cambiato forma.

Terminerà il 28 agosto la mostra allestita al Villaggio globale di Riace del giovane pittore ospite della comunità di Vicofaro di don Massimo Biancalani. Inaugurata il 7 agosto scorso, la mostra è stata una delle attrattive estive del paese dei bronzi, salito alla ribalta delle cronache anni or sono con il progetto di ospitalità diffusa promosso dall’ex sindaco Mimmo Lucano.

«I dipinti di Ebrima – dice don Massimo – sono una narrazione lucida dell’universo di sofferenza attraversato da questi uomini che cercano ospitalità in quello che credono essere un continente pronto ad accoglierli. L’umanità ritratta da Ebrima è un’umanità sofferente ma al contempo speranzosa che le mura e le sbarre che le si parano davanti possano trasformarsi in ospitalità sincera».

Le creazioni del giovane pittore gambiano evocano le celeberrime illustrazioni di Gustave Doré sulla Divina commedia. I profughi che rappresenta sono in definitiva i dannati che Dante immagina nell’Inferno e che il pittore francese dell’Ottocento ha reso immortali con le sue illustrazioni.

«Una volta riportati i dipinti a Pistoia – conclude don Massimo – faremo di tutto per dare Ebrima la possibilità di esporli ovunque. Abbiamo ricevuto già alcune richieste da spazi espositivi privati di Firenze, Pisa e Viareggio. Vorremmo tuttavia far sì che i suoi dipinti siano ammirabili anche a Pistoia. Per il momento tuttavia, nessuna porta si è aperta ma noi continuiamo a sperare che, presto o tardi, il muro di indifferenza che avvolge la nostra esperienza di Vicofaro possa sgretolarsi».

Il sogno di don Massimo Biancalani va tuttavia oltre l’esposizione pura e semplice delle opere del giovane africano.

«La nostra intenzione – conclude il parroco di Vicofaro – è quella di proporre un progetto rivolto alle scuole di Pistoia. Una sorta di mostra itinerante che possa sensibilizzare i giovani sulle tematiche dell’accoglienza e della solidarietà. Per far questo ci attiveremo immediatamente perché siamo dell’avviso che dobbiamo dare ai più giovani una visone reale di quella che è la sofferenza che avvolge il mondo dei migranti».


 

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