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Vicofaro piange Roberto Barontini, medico degli ultimi e dei migranti
Don Biancalani: «Quel che ha fatto è stato mettere in pratica il Vangelo»
PISTOIA. «Roberto è stato per i ragazzi di Vicofaro un benefattore, un angelo custode laico. Quando mi offrì la sua disponibilità per dare supporto medico ai migranti che avevo iniziato a ospitare, il mio cuore traboccò di felicità».
Con queste parole, don Massimo Biancalani, il parroco dei migranti, ricorda la figura del suo grande amico, nonché prezioso collaboratore, Roberto Barontini, il medico degli ultimi, scomparso due giorni fa all’età di 88 anni. Il cui funerale sarà celebrato, oggi alle 15, proprio lì, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, dove, da alcuni anni era diventato il medico del centro di accoglienza di don Biancalani, prendendosi cura del corpo e della mente dei giovani ospiti.
«Feci la mia conoscenza con Roberto –ricorda don Biancalani – una quindicina d’anni fa. Con grande meticolosità, si occupava della salute di monsignor Giordano Frosini e, di conseguenza, spessissimo veniva in seminario. Quando poi io ho iniziato il mio percorso nel mondo dell’accoglienza ai migranti, Roberto non ha esitato un attimo per mettersi a disposizione, diventando in breve tempo il medico degli ultimi».
Per don Massimo Biancalani l’appoggio ricevuto dall’ex parlamentare fu un endorsement del tutto inatteso. Per lui fu infatti il segno che la sua battaglia non lasciava indifferente la parte più illuminata dell’intellighenzia pistoiese, di cui Roberto Barontini era sempre stato una delle punte di diamante.
Le strade del medico prestato alla politica e del prete di frontiera si intersecarono quindi quando, anche a Pistoia, il fenomeno dei migranti senza dimora cominciò a deflagrare in tutta la sua gravità.
«Roberto era una persona speciale – continua don Massimo – perché sapeva innanzi tutto ascoltare. Non giudicava mai nessuno e non faceva neanche pesare il suo grandissimo bagaglio culturale».
Quando si conobbero, Roberto Barontini era già un maturo medico in pensione, conosciuto e stimato in città, che avrebbe potuto godersi gli anni d’argento fra una crociera e l’altra.
«Invece Roberto – continua don Massimo – scelse liberamente di scendere in trincea a combattere quella che lui riteneva essere la battaglia più importante della sua vita: quella in difesa degli ultimi e dei diseredati».
L’opzione di Roberto Barontini per i reietti della società, quei migranti che spesso facciamo finta di non vedere, per don Massimo Biancalani è comunque in linea con quella che, da sempre, è la storia di Pistoia. «Una storia di accoglienza– conclude don Massimo– come testimoniano le formelle dell’antico ospedale del Ceppo, che ritraggono non lo sfarzo e l’opulenza, bensì la realtà di un’umanità sofferente».
Mai succube delle convenzioni, Roberto Barontini ha affrontato la vita autentico da spirito libero. «Fino all’ultimo si è prodigato per i giovani del centro – conclude don Massimo – senza mai prestare orecchio che alla sua coscienza di uomo e di medico. Tante volte, anche nel cuor della notte, non ha esitato a mettersi al volante della sua Lancia per precipitarsi da noi per far fronte a qualche emergenza. E questo vuol dire mettere in pratica il Vangelo».
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