Il presidio
Il Leon d’Oro cambia i dirigenti a quindici giorni dalla Giostra
Dopo dieci anni al vertice, il presidente Roberto Frosini si dimette
PISTOIA. Dieci anni di presidenza del Leon d’Oro. Nel palmarès 2 giostre, 3 speron d’oro e una conchiglia d’argento. E soprattutto, da sempre e per sempre, un attaccamento viscerale al suo rione, il rione dell’antica Porta Guidonis, l’attuale Porta San Marco.
Roberto Frosini, commercialista di 64 anni, a due settimane dalla Giostra edizione 2022 si dimette da presidente ma i colori rosso-oro nessuno potrà scucirglieli dal cuore. «Non è assolutamente una decisione di rottura o polemica – precisa Frosini – ero in scadenza di mandato triennale e ho ritenuto opportuno dare largo ai giovani. Mi sono tolto tantissime soddisfazioni e continuerò ad essere Leon d’Oro per tutta la vita come lo sono fin da bambino, ma sentivo che la mia storia da presidente dovesse arrivare al capolinea. Ed è giusto che chi subentri possa subito partecipare in prima persona alla giostra, che comunque abbiamo preparato a dovere».
Domani sera alle Fornaci si svolgerà l’assemblea per la definizione del nuovo presidente e del nuovo consiglio (verosimilmente di cinque persone), dimissionario anch’esso dal 30 giugno.
Frosini non si espone sul nome del successore, ma le idee sono abbastanza chiare. «Ci dovrebbe essere una persona pronta a prendere questo posto – va avanti l’ormai ex numero uno dei giallorossi – un giovane motivato e sulla base delle candidature dei soci iscritti mi pare la persona più giusta per portare avanti il rione. Leon d’Oro è perseveranza, passione e umiltà, i valori che ci hanno permesso di raggiungere i risultati degli ultimi anni. Coi grandi strappi invece si rischia di perdere. Per quest’anno non faccio pronostici perché non portano bene. Abbiamo il nostro folklore coi costumi di Rita Civinini, le nostre amazzoni Francesca Innocenti e Deborah Provenzano, il nostro giovanissimo Mattia Privitera, Andrea Beneforti e la nostra punta di diamante Simone Gianni».
«L’unico rammarico è quello di non aver trovato una sede adeguata dove poterci sentire accolti – conclude Frosini – per il resto non posso lamentarmi. Sono stati anni bellissimi, alcuni meno vincenti altri di più, vissuti sempre nella condivisione dell’appartenenza al rione con tanti momenti goliardici e bei ricordi».
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