Il presidio
Petrocchi, la delusione degli studenti: «Tante proteste, ma non cambia nulla»
Pistoia, la rappresentante nel consiglio d’istituto: «L’unica cosa che hanno fatto è sistemare le serrature di alcune porte...»
PISTOIA. Forse, dopo i lunghi giorni di proteste e trattative portate avanti al tavolo condiviso con Provincia, Ufficio scolastico provinciale e dirigente scolastico, si sarebbero aspettati risposte chiare sul futuro della loro scuola. E, forse, avrebbero voluto essere ascoltati un po’ di più. È anche per questo che, a distanza di tre giorni dalla fine dell’autogestione al liceo artistico Policarpo Petrocchi di Pistoia, il clima tra gli studenti è di delusione.
A raccontare l’atmosfera dopo le proteste è Gaia Golembiewski, studentessa del quinto anno e rappresentante d’istituto. «Che ne è stato dell’occupazione e autogestione del nostro liceo? - dice la portavoce degli studenti - La verità è che non lo sappiamo bene neanche noi».
Secondo gli studenti, infatti, le richieste discusse al tavolo istituzionale per garantire i lavori necessari nella sede centrale della scuola sono state un buco nell’acqua. «Non ci sono certezze riguardo l'efficacia di questo tavolo - prosegue - L’unica certezza è che, dopo aver accettato l’autogestione come forma di protesta (i primi due giorni i ragazzi avevano avviato l’occupazione, ndr), nessuno ci ha fatto più sapere niente».
Secondo la studentessa, le serrature di alcune porte sono state sistemate, ma i bagni restano rotti, un portone è ancora in attesa di essere sistemato, e la muffa sui muri rimane al suo posto, senza che nessuno (in questo caso è la Provincia ad avere la gestione degli istituti scolastici superiori) abbia chiarito se e come intervenire.
E poi, rimane ancora sullo sfondo la vicenda del professore accusato di aver rivolto termini omofobi nei confronti di uno studente. Una vicenda denunciata lo scorso anno scolastico e che - come ricorda la preside Elisabetta Pastacaldi - ha visto la disposizione di provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, ma che è tornata alla ribalta della cronaca dopo che alcuni studenti sono tornati a parlare dell’accaduto.
Eppure, i giorni di proteste e autogestione qualcosa di positivo lo hanno determinato. «Abbiamo ospitato Renzo Corsini dell’Anpi - racconta ancora Gaia Golembiewski - e i lavoratori della Gin di Firenze. Abbiamo poi invitato Libera, Friaa, ArciGay, Love My Way ed Emergency. Abbiamo fatto incontri con esperti di cinema, con i militari e con ragazzi extracomunitari. Con i docenti che si sono proposti di fare delle lezioni abbiamo parlato di razzismo, antifascismo, diritti delle donne, storia partigiana, conflitto Russia-Ucraina, storia dell’arte e architettura. Insomma, abbiamo parlato di tutto quello che non ci viene insegnato nelle ore curricolari. Una settimana di educazione civica e di arricchimento culturale per tutti noi».
E ancora, «abbiamo fatto amicizia, dopo due anni di covid che ci aveva finora impedito di conoscerci. Dopo tutto questo, però, tornati alla quotidianità scolastica, purtroppo ci sembra non sia cambiato niente».
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