Italia
«Parlare di edilizia scolastica non è retorica al Liceo Petrocchi le aule cadono a pezzi»
In piazza Duomo la protesta degli studenti contro la dad, l’esame di Stato e la fatiscenza degli istituti superiori cittadini
PISTOIA. Ci sono gli slogan di ieri e le battaglie di oggi. Dall’eterno “Lotta dura senza paura” al tristemente attuale “alternanza scuola/ manganello” scritto con l’uniposca su un pezzo di cartone, che in tre parole punta il dito sul corto circuito creatosi dopo gli scontri di sabato tra studenti e polizia a Torino e Milano sull’universo scuola.
Quello che ha convinto gli studenti, anche pistoiesi, a tornare in piazza dopo tanto tempo, nel bel mezzo del terzo anno scolastico condizionato dal Covid con lo spauracchio della dad che continua ad aleggiare. «Manifestare è rimasto l’unico modo per essere ascoltati» ci dice Alessio Dolfi, rappresentante d’istituto del Liceo classico “Forteguerri”, tra i più applauditi dalla folla di ragazzi in piazza Duomo riuniti al grido di “Questa non è scuola! ”. Davanti non c’è la marea umana vista spesso nelle manifestazioni fiume pre pandemia, aperte dagli striscioni e chiuse dall’immancabile camioncino- juke box, che attraversavano il centro. Un privilegio, la ressa e l’eccitazione del corteo, che a questi ragazzi non è concesso. La musica c’è, quella sì: parole di denuncia sociale, siano il rap di Rkomi e Dargen D’Amico al maggio senza tempo di De Andrè.
Eppure gli organizzatori- che dal microfono ripetono ai ragazzi di distanziarsi- sono contenti dell’adesione ad una manifestazione che mancava da tempo. «Sono arrivati ragazzi da tutta la provincia – dice Dolfi – vederli tutti qui davanti in carne e ossa è emozionante». Organizzata in contemporanea con tante altre città italiane per denunciare le storture attuali con poche lezioni in presenza causa virus ma dove gli studenti muoiono in fabbrica nell’ultimo giorno di alternanza scuola/ lavoro. Poi c’è la questione dell’esame di maturità: la “maturidad” (altro cartello) in cui torna anche la seconda prova scritta. «Chi dice che non vogliamo studiare per la seconda prova, non sa cos’è la dad – continua Dolfi – che ha penalizzato soprattutto i ragazzi arrivati in quinta dopo tre anni di dad».
«Vogliono parlare di normalità quando di normale non c’è nulla», dice Serena Firmiani, rappresentante d’istituto del Liceo artistico “Petrocchi”, dove 10 classi su 25 sono tuttora in dad tra contagi e quarantene. Ma in tante scuole, vedi l’Artistico, i problemi sono anche quelli cronici di edifici ormai inadeguati ad accogliere numeri ed esigenze degli studenti di oggi. «Dopo due anni e mezzo senza ascensore – dice Firmiani – ce lo hanno aggiustato solo dopo la manifestazione. All’Artistico parlare di edilizia scolastica, non è retorica. Abbiamo aule inagibili. Vogliamo andare a scuola e vogliamo andarci in sicurezza».
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