Italia
«In Paradiso un po’ di dolcezza in più»: addio al maestro cioccolataio Catinari
Aveva imparato il mestiere in Svizzera e dal 1982 gestiva lo storico laboratorio di Agliana. Ha creato 130 varietà di praline
AGLIANA. Ha inondato Agliana di dolcezza negli anni in cui davanti al suo storico laboratorio sulla Provinciale era tutto un andare e venire di camioncini caricati di pezze e tessuti, di maglie rifinite e imbustate pronte per le grandi ditte pratesi.
Era il 1982 e tra il frastuono dei telai, Roberto Catinari scese dalle sue montagne, per aprire in questo pezzo di Piana operosa, uno scrigno di sapori e di gusto unico. Diventato la cartolina più dolce di Agliana. Per questo se Pistoia tutta piange la scomparsa di Roberto Catinari, morto a 84 anni, lunedì pomeriggio all’ospedale San Jacopo, grande è il cordoglio della comunità aglianese. «In Paradiso c’è un po’ di dolcezza in più», è il commento ricorrente sui social. «Hai portato Agliana nel mondo, insegnando l’arte del cioccolato, ciao Roberto” è il saluto social del sindaco Luca Benesperi, che proprio nel maggio scorso era stato tra i primi ad incontrare i nuovi proprietari del marchio. Dalla primavera infatti Roberto Catinari, dopo anni di corte sfrenata da parte di imprenditori di mezzo mondo, aveva ceduto la proprietà alla cordata composta dalla Produco srl di Cascina e dalla Prontofoods spa di Montichiari. Anche al primo cittadino aglianese, i fratelli pisani De Filippo a capo della Produco hanno dato rassicurazioni sul mantenimento della qualità della produzione “Catinari” pur cercando nuovi mercati e una diversificazione di prodotti. Pur trasferendo il punto vendita dalla decennale bottega sulla Vecchia Pratese nel più grande negozio di piazzetta Caruso, anche al fratello Giannetto Catinari è stata rinnova la promessa di andare avanti col nome e i valori che hanno contraddistinto il successo del marchio di cioccolata “made in Agliana”. Creato dall’estro e dall’arte di quell’uomo che, con la barba bianca del grande saggio, alle definizioni “maestro”, “mago del cioccolato”, “artista”, ha sempre preferito quella di artigiano.
Eppure tra i tanti meriti, un po’ tutti gli hanno sempre riconosciuto anche l’impulso decisivo per lo sviluppo della cosiddetta “Valle del Cioccolato” che da Firenze va alla costa seguendo la linea del gusto con altre fermate celebri come Slitti, De Bondt e Mannori. Tutti cresciuti a fianco del mastro di bottega aglianese, per cui qualità (delle materie prime, dei rapporti umani con i fidatissimi dipendenti definiti “i suoi ragazzi”) ha sempre vinto sulla qualità. Roberto Catinari non aveva figli, la moglie Fedora è morta nel maggio 2020, anche il fratello minore è scomparso. Ai fratelli era legatissimo, Giannetto col suo ristorante nel Chianti, ha offerto la prima vetrina a quel fratellino che era appena tornato dalla Svizzera.
Vent’anni c’era stato lontano da casa, Roberto Catinari. Partì con la valigia di cartone da Bardalone a 17 anni e tornò nel 1974 con una valigia piena di bontà, con cui girava la Toscana per vendere i suoi cioccolatini. «All’inizio le persone guardavano – aveva dichiarato in una delle tante interviste rilasciate anche al “Tirreno”- prima scettiche, poi conquistate dai miei cioccolatini, ma non compravano mai niente. Adesso invece vengono da tutto il mondo anche solo per passare qualche giorno nel mio laboratorio». 130 le varietà di praline create dal genio di Catinari: bocconcini dolcissimi in cui il cacao delle fave pregiate arrivate dall’isola di Sao Tomè, abbraccia mille sfumature di gusto. Cremini morbidi, cioccolatini al liquore e (per la prima volta) con un cuore di vin santo, lingotti, bacioni e pure un cioccolatino fondente con il suo ritratto sopra. Ma Catinari è soprattutto sculture di cioccolato, esaltate soprattutto sulle uova gigantesche e personalizzate per cui piovevano ordini da ogni parte del mondo. Per non parlare degli storici ferri vecchi di cacao, grezzi all’apparenza, perfetti come marchio di fabbrica.
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