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«I “Dialoghi” sono un patrimonio di Pistoia un ottimo bilancio anche con metà eventi»
il bilancio
«Un risultato straordinario». Giulia Cogoli non ha dubbi: la scommessa di tornare in presenza con “Dialoghi sull’uomo” a due anni e quattro mesi dall’ultimo incontro dell’edizione 2019, è stata vinta. Da donna del sapere e delle relazioni, che negli anni ha saputo calamitare grandi nomi portandoli al festival pistoiese da lei ideato, stavolta non esita ad analizzare numeri e cifre. Meno roboanti in apparenza del passato, quello del mondo pre Covid con cui pare difficile anche azzardare un paragone. Numeri a cui qualcuno, forse, non vede l’ora di attaccarsi. Soprattutto in una città che, non solo per colpa della pandemia, ha dimenticato di avere un’eredità importante da portare avanti come quella di Capitale della Cultura 2017. Che stride di fronte alla chiusura e alla mancanza di prospettiva attuale del Museo Marini, per esempio. Più che alle presenze dei Dialoghi 2021, seimila contro le 30 mila del 2019 che fu l’anno record del decennale del festival promosso da Fondazione Caripit e Comune.
«I numeri della tre giorni sono stati molto alti» dice la direttrice dei “Dialoghi” dice a proposito delle presenze della dodicesima edizione, riveduta e alleggerita nell’offerta e negli spazi disponibili alla luce delle misure anti Covid che hanno dimezzato la capienza dei due punti nevralgici della manifestazione ovvero il tendone di piazza Duomo e il teatro Bolognini. «Sono stata sinceramente colpita – dice Cogoli – dalla risposta della gente perché non pensavo di raggiungere numeri così alti. Abbiamo fatto un festival più piccolo degli altri anni, con 14 eventi, passeggiate escluse. La metà del passato, in cui avevamo di solito tre sedi invece di due, avevamo una mostra fotografica che quest’anno non c’è stata. Abbiamo raggiunto grandi numeri lo stesso perché tutti gli incontri sono stati esauriti e per alcuni abbiamo fatto il bis grazie alla disponibilità dei relatori». Tornare in piazza dopo un’edizione, quella 2020, tutta digitale e quasi due anni e mezzo di assenza non era facile. Eppure il festival pistoiese continua a essere seguitissimo sulla rete, dove i materiali dal 2009 a oggi superano le due milioni di visualizzazioni. «Se guardiamo i numeri di Pordenone Legge e del Festivaletteratura di Mantova – dice Cogoli – si parla di un quarto delle presenze del passato, 25mila persone per festival che ne facevano 100mila. Considerando quello che sta succedendo, il risultato dei Dialoghi in questa versione settembrina è stato straordinario e insperato. Mi immaginavo un festival pistoiese, invece ho incontrato persone che venivano da tutta Italia».
“Dialoghi sull’uomo” resta un’esperienza importante anche per chi la vive da dentro. I volontari, in stragrande maggioranza giovani studenti, ringraziati nella loro passione dal palco sia dall’attore Neri Marcorè che dalla linguista Vera Gheno. Anche i volontari erano dimezzati rispetto al passato, scelta sofferta ma ai obbligata dai protocolli, nonostante le tante richieste dei giovani. «I ragazzi erano raggianti – continua Cogoli – vengono da un anno di didattica a distanza, senza gite, non vedevano l’ora di tornare a fare questa esperienza. Sono stati più allegri e disponibili del solito».
Sul futuro dei Dialoghi, Cogoli non ha dubbi. Sarà ancora a Pistoia perché «i Dialoghi sono un patrimonio di Pistoia. Per compensare le esperienze solitarie che abbiamo fatto, anche in ambito culturale, avremo bisogno della condivisione dei festival. I Dialoghi sono stati una festa della cultura che ci ha messo assieme, rimettendo energie in circolo di cui avevamo bisogno».
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