Italia
Fondazione Marini cambia Tutti i poteri al presidente
Il Tar annulla lo stop imposto dal prefetto Iorio a due delibere del consiglio che riducono radicalmente il peso di Pistoia e della Sovrintendenza fiorentina
Ribaltone alla Fondazione Marino Marini di Pistoia. Il presidente, l’avvocato Carlo Carnacini, ha ottenuto dal consiglio di amministrazione un’ampia delega a gestire direttamente i rapporti con le istituzioni, le imprese, gli enti pubblici e le banche. Le due delibere del consiglio di amministrazione non sono, in realtà, un evento recente. Risalgono infatti al 27 maggio e al 3 novembre 2020, ma erano state annullate nel marzo scorso dal prefetto di Pistoia Gerlando Iorio, che vi aveva visto una evidente violazione dello statuto della Fondazione, secondo la quale è il cda l’organo titolare del potere di ordinaria e straordinaria amministrazione, mentre il presidente ha solo compiti esecutivi. Ma contro questo annullamento, la Fondazione ha fatto ricorso al Tar (lo stesso cda ha votato a favore dell’iniziativa legale, il 14 maggio scorso) e i giudici amministrativi, pochi giorni fa, lo hanno accolto. Ora, quindi, risultano pienamente efficaci le due decisioni del consiglio di amministrazione, che si è prima auto-spogliato di gran parte dei suoi poteri e poi ha approvato il ricorso al Tar contro chi aveva cancellato le delibere giudicandole illegittime.
Queste ultime, come detto, strappano i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione al consiglio, cui spetterebbero per statuto, e li concentrano nelle mani del presidente dello stesso cda. La conseguenza più immediata è che cala ancora il peso di Pistoia nell’organo di gestione della Fondazione. Nel consiglio, lo ricordiamo, su sette membri, ci sono due pistoiesi: il sindaco Alessandro Tomasi e il notaio Antonio Marrese. Nonché il sovrintendente ai beni artistici Andrea Pessina, l’uomo che nel dicembre 2019 ha posto il vincolo di pertinenza delle opere di Marino Marini rispetto al palazzo del Tau, che le ospita da decenni.
Cresce a dismisura, invece, la capacità di azione dell’avvocato Carnacini, che guida la Fondazione in continuità con il suo predecessore Paolo Pedrazzini, durante il cui mandato è maturato il progetto di smantellamento del museo Marini pistoiese a vantaggio dell’analoga istituzione fiorentina (non a caso lo stesso Carnacini siede nel cda di quella istituzione).
Una pessima notizia, quindi, per tutti i pistoiesi che hanno a cuore il museo dedicato al più grande artista pistoiese del Novecento, museo che dal febbraio 2020 è tristemente chiuso, con la Fondazione stessa che ha licenziato la responsabile degli eventi, il responsabile dell’archivio e, in ultimo, anche la storica direttrice. Immaginabile, invece, la soddisfazione della maggioranza del cda. L’auto-spoliazione di poteri sancita con le due delibere è stata giustificata, dalla maggioranza del consiglio, con l’esigenza di una maggiore agilità di gestione.
Colpisce anche il fatto che di tutta la vicenda, avviatasi oltre un anno fa, nessuno abbia fatto parola. Non il Comune, che pure nel cda della Fondazione è presente; non la prefettura, che le due delibere le aveva annullate; e neppure – ma questo è senz’altro meno sorprendente – la Fondazione Marino Marini di Pistoia. Solo la sentenza del Tar, pubblicata nei giorni scorsi sul sito web del tribunale amministrativo regionale, consente ora di poter raccontare la vicenda.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
