Il presidio
Difensore della Chiesa e grande diplomatico fu il vero padre di Pistoia
Nella due giorni del convegno dedicato al vescovo santo tratteggiata una figura di importanza centrale non solo per la storia della città
PISTOIA. Un vescovo tutto d’un pezzo, capace di combattere a colpi di scomunica la battaglia per difendere le prerogative della Chiesa contro le pretese dei consoli del libero Comune. Ma anche un diplomatico di grande visione, che facendosi consegnare una reliquia di San Giacomo dal vescovo di Santiago de Compostela rende un grande servizio al papa e lancia la sua città su una ribalta di livello europeo dove non era mai salita.
Grande personaggio, il vescovo Atto, dal 1605 all’onore degli altari: con una mano governò Pistoia lasciandoci una traccia indelebile, dall’altra si occupò della crescita dell’ordine vallombrosano, espandendolo persino in Sardegna. Chi ha potuto seguire i due giorni del convegno su “Atto abate vallombrosano e vescovo di Pistoia” – purtroppo svoltosi in larga parte sul web per ovvi motivi di sicurezza – se ne è fatto un’idea precisa, grazie alle numerose e dettagliate relazioni, che hanno occupato ben due giorni di lavori.
Impossibile qui sintetizzarne i contenuti e tirarne le somme: è d’uopo rimandare questo compito all’uscita degli atti, che, è stato annunciato, saranno editi dalla Florence University Press. Ma anche un ascoltatore distratto avrà senz’altro compreso la grande importanza di Sant’ Atto per Pistoia. «Atto, padre della città», è stato definito l’uomo che fu vescovo di Pistoia dal 1134 al 1153. E il titolo non è certo una esagerazione.
Come ha ben spiegato Giampaolo Francesconi nella sua relazione, all’inizio del suo mandato Pistoia era un centro abitato fatto quasi tutto di case di legno, contenuto nella prima cerchia di mura, con il potere diviso tra il vescovo e le principali famiglie nobili (all’epoca i Guidi e gli Alberti). Ma già spuntavano le pretese di non meglio identificati “homines de Pistoria” (per dire che proprio nobili non erano) Ecco il libero Comune, ecco i consoli che contestano il potere ecclesiastico, tanto da pretendere di controllare il campanile della cattedrale. Atto non si fa mettere i piedi in testa e nel 1138 scomunica i consoli.
Ma capisce anche che il pugno di ferro, da solo, non può bastare. Ed ecco allora l’intuizione. Il papa Innocenzo II ha bisogno di accrescere il suo peso politico nello scontro con l’antipapa Anacleto II? Avere la reliquia di un apostolo potrebbe attrarre a Roma più pellegrini? Atto, che già aveva chiesto a Milano, forse inutilmente, reliquie di Gervasio, Protasio e Vittore, rilancia il progetto e lo rende ancora più ambizioso: Pistoia avrà reliquie di San Giacomo apostolo e questo rafforzerà la città e anche l’importanza di quel cammino, la via Francigena, che dopo la Toscana punta verso Roma e la sede papale. Infine, il flusso di pellegrini, mercanti, merci, idee, porterà nuova prosperità per tutti i pistoiesi.
L’8 luglio 1145 sancisce il successo della missione pistoiese a Santiago de Compostela: le reliquie di San Giacomo (ma per i pistoiesi sarà sempre San Jacopo) arrivano in città e per Pistoia si apre una nuova storia. La città diventa ricca e potente e si riempie di chiese: tanti degli splendidi edifici sacri che la ornano vengono realizzati o almeno concepiti proprio in quel momento storico.
Uomo dai vasti contatti diplomatici e dalla grande visione, per questo stimato e apprezzato dai suoi stessi contemporanei, Sant’ Atto. Come ha sottolineato la relazione di Lucia Gai, la sua figura meriterebbe approfondimenti ben oltre la storia locale. Il convegno si è mosso senz’altro nella direzione auspicata dalla studiosa: Francesco Salvestrini non a caso ha parlato di una Pistoia tra fine del primo secolo e inizio del secondo (dopo l’anno Mille) come di una «città laboratorio». L’auspicio è che l’argomento venga sviluppato ulteriormente. Magari – speriamo – con degli appuntamenti non virtuali ma dal vero. —
F.C.
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