Il presidio
A rischio 5mila posti di lavoro con lo sblocco dei licenziamenti
L’allarme di Gioffredi (Cgil): «Il 2020 si è chiuso con un record di ore di cassa integrazione»
Valentina Vettori
Pistoia. Sono 5mila i posti di lavoro a rischio in provincia dopo il via libera del governo allo sblocco dei licenziamenti una volta terminata la cassa integrazione attivata per la pandemia di Covid. Dal primo di luglio è caduto il divieto di licenziare per settori come industria e costruzioni, mentre per i settori come il tessile la proroga è fissata al 31 ottobre. Il rischio, dunque, è un autunno infuocato dal punto di vista dell’occupazione.
A snocciolare i numeri della situazione pistoiese è Daniele Gioffredi, segretario generale della Cgil, che parla di una situazione ancora critica sul fronte del lavoro.
«Il 2020 in provincia – dice Gioffredi – si è chiuso con un record di ore di cassa integrazione. Oltre dieci milioni tra ordinaria, in deroga e straordinaria. Un numero per difetto, perché ancora mancano all’appello le ore relative ai fondi del settore artigianato e terziario, che nella nostra provincia rappresentano numeri importanti. Sulla base di questi dati, e sul numero di lavoratori ancora in cassa integrazione a zero ore, abbiamo calcolato che i posti di lavoro a rischio sono almeno 5mila».
Dal primo luglio, come detto, c’è stato un primo sblocco selettivo per alcuni settori in è ora possibile licenziare.
«Anche se il rischio maggiore sarà dal 31 ottobre in avanti – prosegue il segretario Cgil – non escludo che nei prossimi giorni possano esserci comunque dei licenziamenti a Pistoia. Come del resto, purtroppo, diverse centinaia ne abbiamo già registrati nei mesi scorsi, con contratti di lavoro a termine che non sono stati rinnovati».
A confermare i dati preoccupanti ci sono anche gli oltre tre milioni e 400mila ore di cassa integrazione autorizzate nei primi cinque mesi del 2021, che, pur registrando un meno 30 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020 (in cui però bisogna tener presente il lockdown totale di tutte le attività produttive) non registrano il calo auspicato dal sindacato. Ecco perché la preoccupazione rimane, soprattutto nei confronti delle micro e piccole imprese di cui il territorio è ricco.
A peggiorare il quadro ci sono anche i dati relativi a reddito e pensione di cittadinanza, in cui la provincia di Pistoia si conferma al primo posto in Toscana per l’importo medio. Tra 2019 e 2020 l’importo era di 478 euro, mentre nel 2021 è addirittura passato a 499 euro, con un bacino di utenza di oltre cinquemila nuclei familiari, per un totale di 10mila persone coinvolte.
«Un peggioramento netto – chiosa Gioffredi – che fa piombare la nostra provincia ai livelli di alcune città del sud Italia».
I dati sulla disoccupazione, aggiornati a fine 2020, registrano inoltre un tasso dell’8 per cento (la media toscana è 6,6) che posiziona Pistoia al primo posto per numero di disoccupati, con percentuali negative soprattutto sulla disoccupazione femminile, al 9,6 per cento, secondo dato peggiore in Toscana.
«A rischio – conclude Gioffredi – è la tenuta sociale del nostro territorio, provocata da un aumento della disuguaglianza tra persone e dalla mancanza di lavoro. A livello nazionale, c’è bisogno di una riforma delle politiche attive e degli ammortizzatori sociali, ma a livello locale è necessario lo sviluppo di una serie di iniziative per far fronte a questa situazione. A partire dalla formazione per l’ingresso nel mondo del lavoro a una progettualità sull’uso delle risorse del recovery fund sul territorio, Pistoia deve ripartire dalle sue eccellenze investendo nella produzione e nel rendere attrattiva la provincia per nuovi investimenti. Senza dimenticare progetti per cultura e rigenerazione urbana. —
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