Debutto a Pompei per il Purgatorio di Tiezzi e Lombardi prodotto dall’Atp
Lo spettacolo, con i testi di Mario Luzi, viene riproposto in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri
PISTOIA. Debutta stasera al Teatro Grande di Pompei (repliche fino a sabato 3 luglio) lo spettacolo “Il Purgatorio - La notte lava la mente”, firmato da Federico Tiezzi e Sandro Lombardi e prodotto – tra gli altri – dall’Associazione teatrale pistoiese.
Si tratta della prima parte del trittico dedicato al poema di Dante che Tiezzi allestì trent’anni fa e che oggi rilegge, in occasione dei settecento anni dalla morte dell’autore della Commedia. Il testo del “Purgatorio” è quello scritto appositamente per Tiezzi dal poeta Mario Luzi.
Cofinanziato e patrocinato dal Comitato nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, lo spettacolo è coprodotto, oltre che dall’Atp, anche dalla Fondazione Teatro Metastasio, dalla Compagnia Lombardi Tiezzi e dal Campania Teatro Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
Federico Tiezzi ha scelto il Purgatorio come inizio della sua rilettura dantesca perché «è la cantica dell’amicizia e dell’arte – si legge nella nota stampa dello spettacolo – i personaggi sono soprattutto musicisti, pittori e poeti, l’arte è ciò di cui si discorre, l’arte è forse la strada della salvezza. La cantica dibatte problemi di poesia e di fede, di legami di fraternità e di attività artistiche. Tutto prepara al grande incontro con Beatrice nel Paradiso Terrestre, dove la fanciulla amata da Dante, maternamente lo rimprovererà per aver perduto la «diritta via» della conoscenza».
Il Purgatorio, si sottolinea, «è anche la cantica della speranza: quella speranza di cui il momento storico presente ha bisogno più di ogni altra cosa, quella speranza che è volontà di un mondo diverso e anelito e movimento verso una migliore coscienza della realtà. Quella speranza che è trasformazione e aspirazione al bene».
Nel Purgatorio, come scrive Luzi, «esiste il tempo», nel Purgatorio splende lo stesso sole che illumina la terra abitata: e le notti succedono ai giorni, i tramonti alle albe, mentre le anime parlano della vita passata con la nostalgia e la dolcezza di personaggi beckettiani. Sembra di essere ancora nello spazio storico dell’uomo, sulla Terra, ma toccato dalla grazia divina che dà alla vita, nella sofferenza quotidiana, dolcezza e appunto speranza.
In questo luogo dove il tempo esiste (mentre nelle altre due cantiche c’è solo l’eternità della sofferenza o della beatitudine) il poeta, affaticato, può ben pensare di addormentarsi e di sognare. Ed è la presenza dei sogni a fare una delle peculiarità di questa cantica, che si distende nella regia di Tiezzi come una grande seduta psicanalitica.
Scrive il regista Federico Tiezzi: «La visione del mondo e dell’uomo che ci si offre dalle pagine della Commedia, opera che contribuisce alla nascita della cultura europea, nel punto di snodo tra l’evo antico e quello moderno, è tra le più vaste e profonde della letteratura di ogni tempo, nella sua consapevole capacità di abbracciare con l’umano tutta la realtà. Le radici della nostra cultura – filosofia, etica, estetica, politica, teatro – affondano nel poema. La poesia di Dante coglie e tramanda lo spirito profondo di quella cultura nella quale l’Europa ancora attinge le ragioni interiori del suo stesso esistere. Con questo lavoro vorrei mostrare come Dante non sia solo il teologo, il moralista, il politico che negli anni di scuola ci è stato mostrato: ma anche l’appassionato ricercatore di quella che lui stesso chiama l’umana felicità, cioè la piena realizzazione dell’uomo». —
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