Licenziata a 48 anni lancia un appello «Fatemi lavorare»
Presidio per la sindacalista Fiom allontanata dalla Maf «Cacciata perché si occupava di sicurezza, è illegale»
Da quindici giorni Cristina Branchetti è fuori dal posto di lavoro dove è rimasta per diciott’anni e dove da tempo era delegata sindacale della Fiom. Ma la sua azienda, la “Maf veicoli speciali” l’ha licenziata il 10 giugno. Davanti all’azienda, in via Montale a Sant’Agostino, Cristina ci è tornata ieri mattina, per partecipare ad un presidio sindacale indetto da Cgil e Cisl contro il suo licenziamento.
C’erano il segretario regionale della Fiom Cgil, Massimo Braccini, quello provinciale Paolo Mattii e il segretario provinciale della Cgil Daniele Gargini, oltre ad alcuni rappresentanti di Fim e Cisl. Tutti ad esprimere la doverosa preoccupazione per l’accaduto e la solidarietà alla lavoratrice licenziata. «Questo presidio – sottolinea Gargini – è solo il primo passo, ci muoveremo in tutte le direzioni per tutelare la lavoratrice e per garantire il rispetto delle regole sui luoghi di lavoro. Perché il licenziamento della lavoratrice è dovuto alla sua attività sindacale e soprattutto al suo impegno per la sicurezza».
Ma è stata la stessa Cristina Branchetti a descrivere con poche ed efficaci parole la sua situazione. «Da quando mi hanno licenziata – dice – sento crescere la disperazione. Un po’ perché non capisco il comportamento dell’azienda, dove ho lavorato per diciott’anni. E un po’ perché sono una donna, ho 48 anni e per questo non riesco a trovare un altro lavoro».
Cristina lancia un appello. «Chiedo agli imprenditori pistoiesi, alla Hitachi, di farmi lavorare. Una specializzazione ce l’ho, ho lavorato anche nel ferrotramviario come azienda esterna»
Ma si è fatta un’idea del perché l’abbiano licenziata? «Pare sia tutto nato da un episodio avvenuto un mese prima del licenziamento. C’era un’azienda esterna che stava svolgendo delle lavorazioni in modo sbagliato per le regole sulla sicurezza. L’ho fatto presente, il titolare mi ha anche risposto male. La storia però credevo finisse qui. Invece mi hanno spedito una lettera, contestandomi anche dei fatti che secondo me non sono mai esistiti».
«Il suo è un licenziamento nullo, illegittimo e illegale – ribadisce Massimo Braccini – era suo dovere occuparsi di sicurezza e questo le è costato il posto». —
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