Il presidio
Confindustria Toscana Nord riparte da rifiuti e infrastrutture
Il neo-presidente Daniele Matteini: «Ritardi che ci penalizzano da sempre Ma adesso ci sono i fondi del Pnrr, un’occasione che non possiamo perdere»
Le misure anti-Covid si stanno allentando, dappertutto si cerca di immaginarsi come sarà il mondo dopo la pandemia, ma per i vertici di Confindustria Toscana Nord i problemi sono sempre quelli: le infrastrutture, i rifiuti. Sono quelli i temi centrali della relazione che il presidente uscente Giulio Grossi ha svolto mercoledì all’assemblea (virtuale)degli industriali di Lucca, Prato e Pistoia, ripercorrendo i quattro anni del suo mandato. E da quelli è ripartita la conferenza stampa (sempre virtuale) tenuta ieri dal nuovo presidente, il pistoiese Daniele Matteini, insieme ai suoi due vicepresidenti, il lucchese Tiziano Pieretti e la pratese Fabia Romagnoli. Del resto proprio Matteini ha esordito indicando come stella polare del suo mandato la continuità con quanto fatto dal suo predecessore.
«Le intelligenze non ci mancano, le infrastrutture sì» ha sintetizzato il nuovo presidente di Confindustria Toscana Nord. Che tradotto in pistoiese, significa innanzitutto la mancanza della terza corsia dell’autostrada A11 con annesso casello di Pistoia Est, la mancanza dell’Asse dei vivai, ma anche la carenza di infrastrutture adeguate per il rilancio del turismo montano o la perdurante attesa per la variante di Collodi.
Ma una novità c’è: il mandato Matteini coinciderà con la più grande massa di investimenti in arrivo dall’Europa, attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Risorse fondamentali per superare problemi e ritardi cronici. «Si tratta di un’occasione decisiva, perderla significherebbe il non ritorno – ha detto Matteini – e noi cercheremo di fare il possibile perché questa massa di denaro possa essere messa a terra in modo rapido».
Un impegno che vale dappertutto. A Lucca, dove le carenze nei collegamenti stradali si sommano ai ritardi di efficentamento del porto di Viareggio ma dove soprattutto si sta ancora cercando una soluzione pubblico-privata per la valorizzazione (mediante incenerimento e produzione di energia) dei rifiuti speciali delle cartiere. Ma anche a Prato, dove il distretto tessile sta facendo i conti con la necessità di riorganizzarsi e di aggregare aziende mediamente piccole per i mercati globali. E anche, ovviamente, a Pistoia, dove – sottolinea Matteini – l’uscita dalla crisi a macchia di leopardo, più o meno forte a seconda dei settori, consente di subire perdite minori di altri territori. Esempio: il cartario di Pescia resiste bene, il tessile sconta la crisi del distretto pratese, ma la meccanica imperniata intorno al settore ferroviario mostra una discreta resilienza. «Comunque – chiosa il presidente a scanso di equivoci – anche qui c’è tantissimo da fare».
Confindustria Toscana Nord proverà a farlo forte di una capacità di rappresentare gli interessi dei soci e di fornire loro servizi moderni sempre più efficace, secondo il giudizio di Giulio Grossi. «Una delle maggiori soddisfazioni del mio mandato – confessa il presidente uscente – è quello di aver visto rientrare in associazione anche vecchi soci che ci avevano lasciato».
Se il rapporto con la mano pubblica è sempre più centrale, come vede Confindustria Toscana Nord lo sforzo di riaggregazione in cui sono impegnate le aziende pubbliche dei servizi, il cosiddetto “progetto multiutility”? «Lo seguiamo con grande attenzione – risponde Matteini – ma è ancora presto per dare un giudizio. Aspettiamo. Certo che per fare certi investimenti, occorrono dimensioni adeguate». –
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