Italia
Finiscono sotto processo per stalking condominiale contro i vicini rumorosi
PISTOIA. Secondo loro, i vicini del piano di sopra facevano troppo rumore. Soprattutto era la chitarra acustica che il capofamiglia suonava anche di notte a dare loro particolarmente su nervi. Tanto che in ben quattro occasioni avevano fatto intervenire sul posto i carabinieri. Ma alla fine, marito, moglie e figlia si sono ritrovati sul banco degli imputati con l’accusa di stalking condominiale. “Becchi e bastonati” come si suol dire. Almeno secondo quella che è la loro versione. Perché sul capo di imputazione la procura ha messo nero su bianco tutt’altra tesi: i molestatori sarebbero loro e non gli inquilino dell’appartamento di sopra, vittime invece di veri e propri atti persecutori, scaturiti, probabilmente, davvero da comportamenti troppo rumorosi ma pur sempre sconfinati nel reato. Accuse che attraverso l’avvocato difensore Pamela Bonaiuti i tre imputati respingono totalmente, parlando di ritorsione per aver chiamato il 112. «I miei assistiti sono estranei a tutte le contestazioni e verrà dimostrato che sono vittime e non carnefici» l’avvocata.
Fatto sta che sarà il giudice monocratico del tribunale Pasquale Cerrone a dover chiarire cos’è accaduto in quel condominio di Pistoia dall’autunno 2017 all’autunno 2019, al termine del processo iniziato martedì.
Il pm Cladio Curreli ha chiesto e ottenuto dal gip il rinvio a giudizio per il reato di atti persecutori: con offese, minacce e molestie, avrebbero costretto i vicini a una vita ce non era più la loro. Costretti a camminare senza scarpe, a bisbigliare, a non usare gli elettrodomestici, a non aprire gli armadi, a non lasciare da soli in casa i figli piccoli, a non invitare gli amici a cena. Il tutto per non incorrere nelle ire degli inquilini del piano di sotto, che si sarebbero concretizzate nell’arco dei due anni che hanno preceduto il trasloco di babbo, mamme e figlia in un’altra zona della città.
Opposta, come detto, la tesi degli imputati: sarebbero stati loro le vittime delle offese, delle minacce e anche di aggressioni in strada, scattate in quanto, esasperati dai forti rumori a ogni ora del giorno e della notte, avevano “osato” protestare e chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per riportare a comportamenti più civili marito e moglie, che, rappresentati dall’avvocata Azzurra Tatti, si sono costituiti parti civili nel processo. —
M.D.
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