La polizia rende omaggio ad Alessandro: «Oggi abbiamo perso il numero uno»
In tanti a Pistoia ai funerali di Biondi, il sovrintendente della squadra mobile di Prato morto a 56 anni: «Era insostituibile»
PISTOIA. La volante gli apre la strada fino all’ingresso principale della chiesa di San Francesco. Ci sono colleghi di oggi e colleghi di ieri. Ci sono semplici poliziotti, ufficiali, commissari, vicequestori e questori, molti arrivati da Prato, altri da Pistoia ma anche da altre questure della Toscana. Ci sono il sindaco e alcuni assessori della sua città di residenza. E c’è il picchetto d’onore che si mette sull’attenti al suo ingresso in chiesa, portato a spalla dai colleghi, tutti in borghese come lui lavorava di solito. A seguirlo la moglie Silvia i figli Filippo e Francesco e gli altri famigliari, con in fondo il gonfalone dell’Associazione nazionale Polizia di Stato.
No, per Alessandro Biondi, o Sandro come lo chiamavano gli amici, non c’è stato un funerale di Stato, ma poco ci è mancato. Sì, perché il Pistoiese o la Zanzara, i soprannomi coi quali veniva apostrofato anche da chi si trovava dall’altra parte della barricata, nella speciale e quotidiana guerra fra guardie e ladri, e che ieri si sono presentati a «rendergli l’onore delle armi» come ha tenuto a precisare il dottor Francesco Nannucci (capocentro della Direzione investigativa antimafia di Firenze e per quindici anni capo della Squadra mobile a Prato), sapeva farsi apprezzare per la sua professionalità e per il suo attaccamento al senso del dovere. «Senza tralasciare quella necessaria umanità che ci ha portati a salvare molti giovani dal tunnel della droga». Parole ancora del dottor Nannucci.
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Sandro Biondi, sovrintendente capo della Polizia di Stato di 56 anni, amato ed apprezzato, dai colleghi e anche da molti di coloro che si sono visti mettere le manette ai polsi, lascia un vuoto incolmabile.
«Quando si dice che tutti sono utili ma nessuno è indispensabile, ecco, questo detto non vale per Sandro – ha detto l’attuale dirigente della Squadra mobile della questura di Prato, Alessandro Gallo – La sua memoria storica e la sua puntigliosità nelle inchieste ci mancheranno e nessuno potrà sostituirle».
«Abbiamo perso il numero uno, mi hanno confidato oggi i ragazzi della Mobile – ha detto il questore di Prato Giuseppe Cannizzaro – E che Alessandro primeggiasse nel lavoro che amava profondamente, l’ho capito dal mio arrivo; anche se, purtroppo, ho potuto vederlo operativo solo per qualche mese. Il grande dolore suscitato dalla sua perdita e l’enorme affetto che ha circondato la sua famiglia, testimoniano che era un numero uno anche come uomo».
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«Alessandro continuerà ad esserci sempre per voi e a proteggervi nei momenti più difficili» ha detto il cappellano don Gino Calamai.
«Oggi siamo a celebrare la vita di Alessandro. Noi cristiani non celebriamo la morte – ha detto don Francesco – Alessandro ha vissuto la vita per tutti noi, per darci la sicurezza e continuerà ad esserci sempre».
In fondo a una chiesa stracolma in ogni ordine di posto - secondo le norme antiCovid del momento - anche gli atleti della Ciclistica Milleluci di Casalguidi, compagni dei figli di Alessandro.
Non c’è voglia di lasciarlo andare e anche da lassù, qualcuno cerca di trattenerlo il più a lungo possibile con una bomba d’acqua proprio al momento dell’uscita del feretro...
Sui social è comparso anche l'omaggio dei ciclisti suoi compagni di biciclettate. "Ci hai staccato tutti, stavolta... Aspettaci in cima alla salita e intanto goditi il panorama. Che poi la discesa la facciamo insieme". Sabato 17 aprile alle 9,30 gli amici si ritroveranno alla rotonda di Casalguidi, per salire insieme in bici fino a San Baronto e portare un fiore per Alessandro "sulla sua salita". —
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