Meno rifiuti, ma la tassa è la stessa e Confcommercio Pistoia chiede di cambiare rotta
Una ricerca dell’associazione mostra che il gettito Tari non è diminuito tra il 2019 e il 2020
PISTOIA. «Le imprese chiuse non possono pagare il prezzo di rifiuti che non producono. La situazione è insostenibile, impossibile continuare in questa direzione nel 2021». Stefano Morandi, presidente della Confcommercio Pistoia-Prato, torna sulla tassazione delle imprese del commercio, molte delle quali in grandissima difficoltà per gli obblighi di chiusura dettati dalle norme anti-Covid. E lo fa, questa volta, sulla scorta di uno studio dell’Osservatorio tasse locali di Confcommercio, che ha messo sotto i riflettori in particolare l’andamento della Tari, la tassa per i rifiuti, sia a livello nazionale che locale.
Lo studio della Confcommercio rivela che nel 2020 il gettito complessivo della Tari a livello nazionale è stato in linea con il 2019, mentre – a causa della crisi da coronavirus – la spazzatura prodotta era calata del 15 per cento.
Stessa dinamica a Pistoia, dove – secondo Confcommercio – nel 2020 si sono pagati 15,5 milioni di euro, un valore vicino a quello del 2019, quando il Covid non aveva fatto sentire i suoi effetti. Tra le aziende più colpite ci sono ristoranti, bar e pizzerie, che a Pistoia pagano la tariffa media più alta della Toscana, 37,3 euro a metro quadrato (contro i 35,5 di Livorno e i 26,9 di Firenze). Ma se la passano male anche bar e pasticcerie (26,7 euro al metro quadro, secondi solo a Firenze per costo medio) e negozi di ortofrutta, pescherie, negozi di piante e fiori e di pizza al taglio, alle prese con una tariffa media di 40,8 euro al metro quadro che è, di nuovo, la seconda più cara in Toscana.
È vero che il Comune di Pistoia ha in passato introdotto delle agevolazioni e che nel 2020 è stato introdotto un taglio del 25 per cento della parte variabile della tariffa Tari. Un comportamento tutto sommato virtuoso, se è la stessa ricerca Confcommercio a dire che il 60 per cento dei Comuni ha lasciato nel 2020 le tariffe inalterate rispetto all’anno prima. Ma secondo Confcommercio, tutto questo non basta più.
«Il peso che la Tari continua ad avere per le attività, in particolar modo per le piccole e medie imprese del terziario, ci lascia sconcertati – sostiene Morandi – Le attività sono chiuse da mesi, dopo un anno di aperture a intermittenza, limitazione dei flussi e forti contrazioni dei consumi. Nonostante ciò il Governo continua a usare due pesi e due misure: da una parte si chiedono ancora continui sforzi alle attività economiche, dall’altra non viene fatto loro alcuno sconto». —
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