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Idee per rilanciare la città Cna, architetti e vivaisti varano “Recovery Pistoia”
PISTOIA. Un “parco dell’innovazione” che si stenda dall’ex ospedale del Ceppo, attraverso il torrente Brana, fino all’area dell’impianto Dano e ai vivai che si stendono a sud est della città. Con al suo interno un grande Data Center informatico che raccolga dati nei suoi server ma produca anche energia. E poi la riconversione ecologica dell’inceneritore di Montale; il recupero delle aree ex Ricciarelli, ex Breda ed ex Ceppo attraverso un grande progetto di rigenerazione urbana ecosostenibile, con al centro la riqualificazione del verde e la mobilità sostenibile (piste ciclabili ma non solo). E ancora: riconversione della linea ferroviaria Pistoia-Firenze come una metropolitana di superficie; prolungamento ad est della via Fermi, realizzando la tanto attesa variante di Pontenuovo.
Sono solo alcune delle suggestioni che fanno parte del “Cantiere Recovery Pistoia”, allestito da Cna, Ordine degli architetti e Distretto vivaistico per consentire a Pistoia di mettersi nella condizione di intercettare una parte dei finanziamenti che arriveranno in Toscana attraverso il Recovery Fund (o Next Generation Eu, come si chiama ufficialmente). Si parla di 13-14 miliardi di euro, il 70 per cento dei quali nelle annualità 2021-2022. Un’occasione che non ricapiterà più e che quindi deve essere colta al volo, secondo le tre entità che hanno dato vita al “Cantiere” e che ieri mattina lo hanno presentato in una conferenza stampa nel cortile di Palazzo di Giano. C’erano Riccardo Castellucci, delegato Cna per l’area Pistoia città; il presidente dell’Ordine degli architetti Paolo Caggiano; il presidente del Distretto vivaistico Francesco Mati.
Castellucci è intervenuto per primo sottolineando che la nascita del “Cantiere” era dovuta alla constatazione che molte realtà locali hanno già iniziato a muoversi per intercettare le risorse del Recovery Fund, mentre Pistoia «rimaneva fuori da queste dinamiche». Di qui la decisione di unire forze e competenze per presentare un insieme di progetti tenuti insieme dai fili rossi della sostenibilità ambientale, della riqualificazine urbanistica e dell’innovazione. «Occorre reimmaginare la città – ha detto ancora Castellucci – non è più il tempo delle sole manutenzioni».Caggiano ha sottolineato che l’elenco delle proposte è aperto a nuovi contributi, ma che i tempi sono piuttosto stretti. Per Mati è particolarmente urgente mettere a frutto le grandi potenzialità di Pistoia. «Un gioco di squadra potrebbe davvero trasformare la città».
Per il sindaco Alessandro Tomasi, presente alla conferenza stampa, le proposte sono valide, ma quello che serve adesso è maggiore chiarezza su come funzionerà il Recovery Fund e in particolare su dove si collocherà la cabina di regia. Per Tomasi dovrebbe essere la Regione a svolgere questo compito e a dettare le sue priorità, consentendo poi – a cascata – agli enti locali di muoversi. «Non trovo corretto – ha sottolineato il sindaco – che ognuno vada ora in Regione a proporre i suoi progetti, ammassandone poi centinaia nei loro uffici. Anche perché, se fosse necessario, anche noi ci metteremmo poco a trovare un centinaio di idee da proporre». Insomma, pochi progetti e fatti bene, «altrimenti si creano aspettative irrealistiche, perché il Recovery Fund non è infinito». Sostanzialmente d’accordo anche il presidente della Provincia Luca Marmo, per il quale occorre che la regia dell’operazione sia politica. E il “Cantiere Recovery” è una «provocazione che ci stimola a incamminarci nella direzione giusta». —
F.C.
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