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Pistoia

la manifestazione 

«Riaprite le scuole» La protesta in piazza

Fabio Calamati PISTOIA.
«Riaprite le scuole» La protesta in piazza

Presenti oltre un centinaio tra insegnanti, genitori e studenti per rivendicare più attenzione e risorse all’educazione

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«Ogni mattina mi sveglio pensando di rivedere i miei compagni, invece sono costretto a stare davanti al computer. Ma non è la stessa cosa. Con il computer non ci posso scherzare, non posso chiedergli come stai. Questa scuola non mi piace, io voglio tornare». Con poche parole e nessuna retorica, un alunno di terza media ha sintetizzato così lo stato d’animo suo e di tanti altri ragazzi, alle prese in questi mesi con la didattica a distanza. È stato l’intervento più applaudito della manifestazione che si è svolta ieri mattina in piazza del Duomo per opporsi alla penalizzazione del mondo della scuola e dell'istruzione nelle misure prese contro l'epidemia di Covid.

L’iniziativa era organizzata dal comitato Priorità alla scuola (non solo a Pistoia ma in una sessantina di altre città italiane), dal sindacato Cobas scuola e dal coordinamento docenti precari. In piazza oltre un centinaio di persone, quasi esclusivamente donne: insegnanti, mamme (a volte le due figure contemporaneamente), studentesse. Tanti anche i bambini piccoli presenti: chi reggeva un cartello, chi era intento a disegnare per terra, sfruttando una coperta stesa appositamente sul selciato. Anche il sindaco Alessandro Tomasi è sceso ad ascoltare alcuni interventi.

Le ragioni fondamentali della manifestazione sono state illustrate da Francesca Sensi, insegnante e punto di riferimento del comitato di Pistoia Priorità alla scuola e da Carlo Dami, del sindacato Cobas. Poi è iniziata la fitta serie di interventi e testimonianze al microfono, sotto le finestre del tribunale. E da tutti traspariva la grande preoccupazione che il lungo periodo di scuole chiuse e studenti costretti a casa davanti ai loro computer possa produrre, a lungo andare, danni irrimediabili ad una intera generazione.

«Ero qui anche un anno fa – ha detto Janaina Engelmann, mamma di due bambini – e in tutto questo tempo nulla è cambiato. Un governo che non guarda alla scuola è un governo di incompetenti e irresponsabili. Questo è un problema che tocca tutti. Cosa aspettiamo ad alzare la voce?».

Un'insegnante di inglese, docente precaria, Elena Danti, ha letto alcuni brani di composizioni in cui i suoi alunni descrivono in termini molto negativi l'esperienza della didattica a distanza. Preoccupazioni identiche anche in piazza. «Non capisco come possa essere la scuola la prima a chiudere e l’ultima a riaprire – dice Caterina Iannella, docente al liceo scientifico – io manifesto soprattutto per gli adolescenti che è da un anno che sono reclusi nelle loro camere». La manifestazione si è conclusa con l'invito a tutti a mantenere la massima attenzione sulla situazione della scuola, manifestando disagio in tutti i modi ma anche chiedendo lezioni in presenza all'aperto. —



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