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«Dei ragazzi non si parla più» Le voci dal palco tra rabbia e paura
PISTOIA. «Un anno fa dicevamo che il Covid era un’emergenza e allora si giustificava tutto. Ma come si fa a parlare di emergenza adesso? Non si può pensare che si possa insegnare stando dietro uno schermo. Aprire o meno le scuole è una scelta politica».
Con il suo intervento, Francesca Sensi del comitato Priorità alla scuola, ha chiarito subito le ragioni della manifestazione di ieri. Se le scuole sono le prime a chiudere e le ultime a riaprire, se si pensa che la didattica a distanza possa sostituire le lezioni in presenza, se si ritiene che un allungamento di tre settimane nel calendario scolastico possa compensare mesi di classi chiuse, non è per la gravità dell’emergenza sanitaria, che pure c’è, ma perché «le nostre istituzioni – ha sottolineato Sensi – hanno dimostrato nei fatti di essere contro la scuola, di disprezzarla».
Concetto simile l’ha espresso una mamma, Claudia Raciti. «La vita dei ragazzi è sparita dal dibattito pubblico. Si parla solo di famiglie, di anziani. Questo è un problema politico enorme».
Carlo Dami (Cobas) ha sottolineato che l’attenzione alla scuola è stata rivolta, anche in questi mesi, solo come “parcheggio” dei figli di chi deve andare a lavorare. Insomma, solo come strumento per assecondare le esigenze del sistema produttivo. Samuela Breschi (Obiettivo Periferia) ha sottolineato la mancanza di investimenti per potenziare le attività didattiche. «La scuola è una comunità di istruzione, invece i ragazzi sono stati lasciati soli da una classe politica inadeguata» ha esclamato Mauro Matteucci (Centro Don Milani). Infine Andrea Segni, autista Copit, ha portato la testimonianza di un altro settore trascurato dalle politiche governative, come quello del trasporto pubblico. —
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