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«Nuovi divieti ma quasi sempre senza alternative»
Le associazioni sottolineano l’impegno portato avanti da anni sul fronte sostenibilità ma chiedono alle istituzioni strumenti più adeguati
Valentina Vettori
Pistoia. La notizia del traffico illecito di fitofarmaci venduti e utilizzati, anche sul territorio di Pistoia, colpisce il mondo dell’agricoltura e del viviamo pistoiese.
«Apprendo con stupore la notizia – commenta a caldo il presidente del Distretto florovivaistico di Pistoia Francesco Mati – e rimango piuttosto stupito. Il tema della sostenibilità è uno degli aspetti che più caratterizza il nostro Distretto, simboleggiando un impegno condiviso a tutela dell’ambiente e della salute. Spero quindi che dalle indagini non sia emerso un coinvolgimento diretto di aziende vivaistiche. Il tema, comunque, solleva una questione più generale ma di grande importanza: ormai da anni, si assiste a continue legiferazioni sul divieto di varie sostanze. Divieti a cui, però, non seguono mai proposte alternative di sostanze sostenibili da utilizzare. Al contempo, si continuano a richiedere alle aziende standard di qualità sempre più elevati, senza però dargli gli strumenti chiari per raggiungerli in modo sostenibile».
Sulla stessa lunghezza d’onda Sandro Orlandini, presidente della Cia Toscana Centro. «La notizia mi coglie davvero di sorpresa. Da anni siamo impegnati nel garantire ai nostri associati corsi di formazione e una corretta informazione sull’uso di sostanze autorizzate e su come conseguire gli appositi patentini per il loro utilizzo. Il nostro consiglio è sempre e comunque quello di rivolgersi a rivenditori di fiducia e seri. Il tema dei fitofarmaci, comunque, resta delicato. Certo, cambia molto il fatto che un agricoltore possa essere o meno a conoscenza del divieto di utilizzo di una sostanza piuttosto che di un’altra, seppur non sia giustificabile un uso non autorizzato. È pur vero che a volte nuove leggi mettono al bando determinate sostanze, senza però dare ai produttori alternative che garantiscano la sostenibilità ambientale e la salute delle persone. E questo, per molti agricoltori, è un grosso problema». —
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