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«La scuola sia la vera priorità»: a Pistoia la protesta scende in piazza

«La scuola sia la vera priorità»: a Pistoia la protesta scende in piazza

Più risorse e meno didattica a distanza: iniziativa di Cobas, coordinamento precari e comitato Priorità alla scuola

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PISTOIA. Cobas scuola e comitato Priorità alla scuola torneranno in piazza, anche a Pistoia, a manifestare perché l’istruzione finalmente non sia più la vittima principale delle restrizioni anti-Covid. Dopo l’iniziativa del 25 giugno 2020, il prossimo appuntamento – a Pistoia e in numerose altre città d’Italia – è per venerdì 26 marzo dalle 10 in poi. Ad organizzare l’iniziativa è anche il comitato docenti precari. Lo svolgimento – assicurano gli organizzatori – sarà in linea con le norme anti-Covid. Si aggiunge anche che sarà possibile partecipare anche venendo da fuori Pistoia, utilizzando la necessaria autocertificazione.

L’obiettivo più immediato della mobilitazione è la protesta contro le scelte del governo e delle regioni che penalizzano in modo particolare le scuole. «Proprio nella scuola stiamo misurando – si legge nella nota con cui i Cobas presentano l’iniziativa e indicono lo sciopero – la massima distanza tra le parole e i fatti di questo governo, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi del tutto sicuri oggi non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, controlli permanenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. sarebbero comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole potrebbe essere presentato come un obbligo se si chiudesse davvero tutto. Ma quando invece tutte le principali attività produttive sono aperte, si tratta di una scelta: la scelta tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare».

Stessi temi li evoca anche il comunicato di “Priorità alla scuola”. «L’obiettivo della manifestazione consiste nel chiedere che una congrua parte del Recovery Fund sia riservata al rilancio della scuola pubblica: servizi educativi per l’infanzia, scuola dell’obbligo, superiori di secondo grado, dal nido all’università, il diritto allo studio deve essere tra le vere priorità del Paese; deve essere garantito anche un incremento della spesa pubblica annua portandola almeno ai livelli della media europea, pari al 5 per cento del Pil. Il primo urgente provvedimento di riforma riguarda l’immediata riduzione del numero di alunni/e per classe, fissando un tetto massimo di venti, abolendo ogni possibilità di accorpamento per le classi successive. Si chiede che i finanziamenti del Recovery Fund siano utilizzati per il potenziamento di tutto il personale scolastico, con un piano di assunzioni e di stabilizzazione dei docenti precari».

Ma la manifestazione non avrà al centro soltanto la situazione delle scuole. La richiesta al governo è di investire in modo massiccio anche su sanità e servizi di trasporto pubblico, due settori strategici in generale e ancor più in un momento di emergenza sanitaria come quello attuale. —

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