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Minacciato per un debito dal clan ‘ndranghetista un 53enne di Agliana
agliana. Probabilmente aveva cercato di raggirare le persone sbagliate e per questo era finito nel mirino della ‘ndrangheta emiliana. A cui era stato affidato il compito di recuperare, con ogni mezzo, quei soldi dal 53enne pregiudicato, originario della provincia di Caltanissetta e residente ad Agliana da circa 12 anni.
È a casa dell’uomo (che non aveva mai sporto denuncia) che, ieri all’alba, alla ricerca delle prove della tentata estorsione, la squadra mobile di Pistoia ha avuto l’incarico di eseguire una delle numerose perquisizioni scattate nell’ambito dell’operazione “Perseverance”, al culmine della quale la polizia di Reggio Emilia e i carabinieri di Modena hanno eseguito dieci misure cautelari: sette custodie in carcere, due arresti domiciliari e una interdittiva. Le accuse, a vario titolo, sono l’appartenenza ad associazione di tipo mafioso finalizzata, tra l’altro, all’attività di recupero credito di natura estorsiva e al trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o della disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, ovvero di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio e di reimpiego di denaro di provenienza illecita.
Le 35 perquisizioni sono state compitute nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ancona, Parma, Crotone, Milano, Latina, Prato e Pistoia.
I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Bologna, su richiesta della procura della Direzione distrettuale antimafia, sulla base degli esiti delle risultanze di due filoni investigativi e che complessivamente vedono indagati 29 cittadini italiani.
Il punto di convergenza delle indagini svolte dall’Arma dei carabinieri e dalla polizia di Stato è rappresentato da Giuseppe Sarcone Grande, ritenuto uno degli attuali vertici dell’associazione di matrice ‘ndranghetista che opera in Emilia. Era stata un’insospettabile coppia di cittadini modenesi incensurati e spregiudicati ad affidare al clan il compito di “recuperare” il credito (dalle intercettazioni, circa due milioni di probabile provenienza illecita) dal 53enne residente ad Agliana. Per intimorire il debitore, due emissari si erano appostati nei pressi dell’abitazione dell’uomo e gli avevano consegnato i documenti del presunto credito, accompagnati, però, con evidente scopo intimidatorio, dalle foto dei suoi stretti parenti. —
M.D.
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