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Solo a giugno fine dei lavori per San Jacopo in Castellare
Il recupero dell’antica chiesa è iniziato nel 2019 e ha già subito quattro varianti tra nuovi ritrovamenti archeologici, indagini georadar ed emergenza Covid
Un’indagine con la tecnica del georadar nel giardino ad est della chiesa di San Jacopo in Castellare, per verificare la presenza di testimonianze sepolte della Pistoia dell’anno Mille. È la richiesta della Sovritendenza ai beni archeologici di Firenze, che il Comune di Pistoia ha dovuto soddisfare in questa fase finale dei lavori di restauro dell’antichissimo edificio sacro, che risale appunto all’undicesimo secolo e che è incastonato nella prima – e più antica – cerchia di mura della città.
Un recupero, quello di San Jacopo in Castellare, che si avvia a battere tutti i record di durata, un vero e proprio cantiere infinito. Il progetto esecutivo era stato approvato nell’aprile 2016, sotto la giunta Bertinelli. Oggi, dopo le ultime varianti in corso d’opera, si prevede che il cantiere possa finalmente chiudere il 13 giugno: poco meno di cinque anni per portare a termine un restauro che avrebbe dovuto essere uno dei fiori all’occhiello della città in quel lontano 2017 in cui Pistoia si fregiò del titolo di Capitale italiana della cultura.
Il progetto era ambizioso, a partire dal valore complessivo: tre milioni di euro, due dei quali erogati dalla Fondaione Cassa di risparmio, il resto messi dal Comune con risorse proprie.
L’obiettivo era (ed è) quello di recuperare l’antica chiesa (sconsacrata dal 1784, ma con all’ interno dei pregevoli affreschi) per farne una sala convegni. Recupero anche per il giardino pensile che si affaccia su via delle Pappe e sull’area del vecchio ospedale del Ceppo. In modo che i pistoiesi e i turisti potessero godere appieno di quest’angolo incantevole del centro, che sarebbe divenuto accessibile sia dalla piazzetta delle Scuole Normali , sia da vicolo San Jacopo e da via del Carmine.
I problemi sorsero subito: nel marzo 2017 il Comune aggiudicò l’intervento alla ditta Citep di Prato, con un ribasso che portava il valore complessivo dell’intervento a 1,7 milioni di euro. I secondi arrivati, la Cmsa di Montecatini, presentarono subito ricorso al Tar, ritenendo di essere stati danneggiati. I giudici amministrativi decisero che il Comune, invece, aveva fatto le cose per bene, ma intanto i lavori rimasero congelati per oltre un anno. Finalmente il 28 gennaio 2019 i lavori vennero consegnati alla Citep, ma già un anno dopo arriva la prima variante in corso d’opera, che fa aumentare (leggermente) il valore dei lavori e slittare in avanti i termini per la chiusura del cantiere.
Poco dopo inizia l’emergenza Covid, che si ripercuoterà pesantemente sui tempi. Seconda variante a maggio 2020, con nuovo aumento dei costi e termini che slittano al 15 novembre. Verrà poi una terza variante, con incidenza solo sui costi, ed una quarta, il 12 novembre 2020, dettata dall’emergenza Covid ma anche da nuovi ritrovamenti archeologici che rendono necessarie modifiche al progetto di recupero. E con quest’ultimo atto il costo del recupero sale a 1,8 milioni di euro mentre la data di fine lavori si sposta ulteriormente, fino al 13 giugno 2021. Se verrà rispettata, vorrà dire che per il recupero di San Jacopo in Castellare ci sono voluti 867 giorni, cioè quasi due anni e cinque mesi. Se non è un record, poco ci manca. —
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