Il Tirreno

Pistoia

la beffa dei “lavoratori indispensabili” 

Inviate 120 richieste al Comune per accogliere i figli a scuola

F.C.
Inviate 120 richieste al Comune per accogliere i figli a scuola

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PISTOIA. È arrivata domenica alle 19 la nota del Ministero dell’istruzione con la clamorosa marcia indietro sulla possibilità di frequentare in presenza la scuola per i figli dei “lavoratori indispensabili” , quelli cioè che devono comunque recarsi al lavoro perché responsabili di servizi essenziali, pubblici e non. Solo tre giorni prima, il 4 marzo, era stato lo stesso Ministero, con una circolare, a ricordare ai Comuni (per quanto riguarda le loro scuole materne) e i singoli istituti scolastici statali (dalle materne alle superiori) l’esigenza di offrire lezioni in presenza non solo agli alunni con disabilità e a quelli con esigenze didattiche speciali, ma anche ai figli dei “lavoratori indispensabili”. Per tutti gli altri, ovviamente, le scuole sarebbero rimaste chiuse e attivata la didattica a distanza. Le singole scuole si erano subito precipitate a chiedere ai genitori, nel giro di un paio di giorni, se intendessero sfruttare la possibilità. Lo stesso aveva fatto il Comune. Le domande avrebbero dovuto essere esaminate ieri per far partire il servizio da oggi.

A Palazzo di Giano sono arrivate complessivamente 120 richieste, tra famiglie di alunni disabili, con esigenze particolari e “lavoratori indispensabili”. A tutti, ieri mattina, il servizio Istruzione del Comune ha inviato una lettera di chiarimento, in cui si precisano le recenti disposizioni ministeriali, ossia che in zona rossa si applica esclusivamente l’articolo 43 del Dpcm dello scorso 2 marzo, escludendo di fatto la possibilità della didattica in presenza per i figli dei “key workers”. «È chiaro che la nuova posizione del governo – spiega l’asessore all’istruzione Alessandra Frosini – mette in difficoltà le famiglie in cui uno o entrambi i genitori dovranno recarsi al lavoro. Sarebbe necessario prevedere per queste famiglie dei contributi, ad esempio per rivolgersi a chi possa custodire i loro figli».

Ma il C omune, constatato il numero delle richieste giunte, non potrebbe comunque attivare un servizio anche per i figli dei “lavoratori indispensabili”? «No – risponde Frosini – noi siamo tenuti a rispettare le indicazioni che arrivano. Sicuramente terremo le scuole aperte per i ragazzi con disabilità ed esigenze speciali. Di più non possiamo fare». —

F.C.

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