Il Tirreno

Pistoia

le storie al femminile nella sanità 

Tante donne in prima linea con impegno e passione nella lotta alla pandemia

Fabio Calamati PISTOIA.
Tante donne in prima linea con impegno e passione nella lotta alla pandemia

Sabrina Sergio Gori, medico : «L’attenzione alla cura è una nostra peculiarità anche se per noi è tutto più difficile». Molte le storie da ricordare: eccone alcune 

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Mimose al tempo del Covid. Anche la festa della donna, quest’anno, non può prescindere dal tempo terribile che stiamo vivendo. E non solo perché ogni aspetto della vita normale è comunque condizionato dalla convivenza con la pandemia. Non solo perché le tradizionali iniziative non ci saranno, videoconferenze a parte. Ma anche – anzi, soprattutto – perché sono donne tante delle persone in prima fila, nella battaglia quotidiana contro il virus.

«In effetti – commenta Sabrina Sergio Gori, medico di famiglia e coordinatrice dei colleghi di Quarrata e Serravalle – è una peculiarità nostra quella di essere attente alla cura, quasi un’attitudine. E chi si prende cura, in questo periodo, ha pagato un prezzo».

Certo, ci sono anche tanti uomini impegnati allo spasimo. Ma per le donne è sempre un po’ più difficile... «Questo nodo della conciliazione dei tempi di lavoro e di vita bisognerà risolverlo – sottolinea la dottoressa – Con questo 8 marzo in zona rossa, se una donna lavora ha il problema di trovare a chi lasciare i figli. Io parto la mattina alle 9 e torno alle 21, a volte neanche faccio in tempo a mangiare. Ma non me lo potrei permettere, se non ci fosse in famiglia chi mi aiuta, se non avessi avuto mia madre. Invece i colleghi uomini questo problema lo hanno di meno. Non è un giudizio polemico, è un dato oggettivo».

Donne in prima linea, insomma, ma sempre con un tocco peculiare. Quello che hanno dimostrato la direttrice sanitaria dell’ospedale San Jacopo Lucilla Di Renzo e la vicesindaca Anna Maria Celesti, medico anche lei, quando hanno voluto fortemente che per Natale si aprissero – sia pure con le dovute cautele – i reparti ospedalieri alle visite dei parenti dei ricoverati. «Significa – ha spiegato Celesti – aver capito il significato dell’umanizzazione delle cure».

Gesti e storie di donne hanno punteggiato di sprazzi di luce quest’anno di pandemia. Come gli occhi sorridenti di Cristina Cascini, una delle coordinatrici delle infermiere nel reparto Covid del San Jacopo, il giorno di fine dicembre in cui ha ricevuto una delle prime dosi di vaccino somministrate a Pistoia. «Un’emozione fortissima – le sue parole – un onore per me rappresentare tanti colleghi che hanno sacrificato tutto, non soltanto per dovere, ma anche per passione».

Quella stessa passione che ha messo nel suo lavoro Giulia Ricciarelli, fresca di laurea e assunta al San Jacopo a marzo 2020 per far fronte all’emergenza. «Sono felice di dare il mio contributo – ha detto Giulia – avevo già un contratto da un’altra parte, ma qui mi sento più utile».

Ed è sempre la passione che ha mosso persone come Lea Fabbri, uno dei medici volontari dell’associazione “Ambulatorio solidale”, che ha lavorato alcuni giorni all’ospedale del Mare di Napoli, rispondendo ad un bando della Protezione civile.

Perché nulla di queste esperienze vada perduto, Moira Arcangeli, coordinatrice delle infermiere del reparto cure intermedie aperto in via della Crocetta nel momento più alto dell’emergenza 2020, ha raccontato di voler raccogliere in un libro le storie che lei e i suoi colleghi hanno vissuto. «Con addosso camici, mascherine e visiere, abbiamo avuto solo i nostri occhi e le nostre mani. Gli occhi di un infermiere esprimo tutto e abbiamo fatto in modo che sorridessero sempre».

Sicuramente quello che nascerà sarà un bel libro. M«agari da regalare per la prossima festa della donna. —



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