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Divide l’ipotesi maxi-comprensorio «Prima pensiamo a risollevarci»
Abetone. Il collegamento con una funivia tra Abetone e Cimone è un progetto che divide gli abitanti del comune montano. Nessuno dice che allargare il comprensorio in un’ottica di potenziamento del turismo sia sbagliato, anzi. Ma le opinioni sono variegate e contrastanti. E c’è chi pensa che prima di ipotizzare lavori faraonici si debbano “curare le ferite” e colmare le perdite che ha subito Abetone in conseguenza della pandemia.
«Sono progetti bellissimi – spiega Clarissa Tonarelli, albergatrice di Abetone – ma faraonici. Allargare il comprensorio sicuramente non sarà una cosa nociva, ma io credo che prima di pensare così in grande si debba riflettere su quello che il nostro paese sta perdendo. Per colpa di questo Covid-19, quando sarà tutto finito ci rialzeremo con delle ferite, con dei settori da riqualificare. In questo periodo stiamo perdendo diversi pezzi e io, prima di pensare così in grande, punterei a dare nuovi impulsi al nostro comprensorio in ottica generale».
Sulla stessa linea Giampiero Danti, imprenditore, ex sindaco di Abetone e impiantista. «Dobbiamo pensare alla riqualificazione dei nostri impianti – afferma – prima di pensare a spendere decine di milioni per un impianto che ci colleghi al comprensorio del Cimone. Per carità, io sono sempre stato a favore di muovi investimenti e del guardare al futuro con occhi diversi, ma in questo momento bisogna pensare al nostro comprensorio e alla sua riqualificazione».
L’ipotesi funivia è tornato alla ribalta in quanto recentemente cinque amministrazioni comunali (Abetone, Fiumalbo, Sestola, Montecreto e Fanano) hanno firmato un protocollo d’intesa per affidare l’incarico per un primo progetto per capire se è potenzialmente realizzabile un collegamento tra Abetone e Cimone attraversao un impianto a fune. Un lavoro già commissionato a un tecnico, per una spesa di circa 6000 euro. Per ora naturalmente siamo solo ai primissimi passi.
Ma c’è anche chi è favorevole. «Certo che sono favorevole – afferma Andrea Formento, direttore della Val di Luce spa – perché si tratta di un ampliamento importante, che ci trasformerebbe nel più grande comprensorio dell’Appennino. Saremmo una fonte di attrazione importante non solo d’inverno ma anche per tutte le iniziative possibili estive».
«Non sono assolutamente contrario – gli fa eco Ronny Ceccarelli, della società Doganaccia 2000 – Anzi, sarebbe una soluzione ottimale. Noi però ipotizziamo un comprensorio addirittura di più ampio respiro, collegando Abetone, Cimone, Doganaccia e Corno alle Scale». —
C.B.
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