Il presidio
Da 50 a 15 dipendenti «Siamo allo stremo»
Lo chef imprenditore ha tre locali: «Ma così è un disastro E non riesco proprio a vedere come farò a riaprire»
«Come vedete, questa è una manifestazione correttissima, ma non riflette lo stato d’animo mio e di tanti colleghi. Saremmo portati a fare un’iniziativa molto più forte, perché siamo allo stremo».
Difficile non riconoscere, anche seminascosta dalla mascherina, la gran barba patriarcale di Moreno Ianda, ristoratore tra i più conosciuti di Pistoia, imprenditore e presidente provinciale della Fipe Confcommercio, il sindacato dei pubblici esercizi. Nei suoi locali complessivamente è arrivato a dare lavoro a cinquanta persone; ora ne tiene al lavoro solo 15. Ieri Ianda non poteva non essere in prima fila.
«Si può discutere se siano più letali il virus in sé – continua – o il danno che quest’ultimo provoca all’economia, costringendo intere famiglie a stare a casa, senza vedere prospettive. Le restrizioni e l’incertezza provocata dalle decisioni improvvise sono una miscela esplosiva. Sapere la sera prima se il giorno dopo si potrà tenere aperti o meno è deleterio. Pensiamo al 14 febbraio, aver obbligato a chiudere quel giorno locali e ristoranti è stato indecente. Aspettare un giorno a chiudere non avrebbe voluto dire niente e per noi, invece, sarebbe stato importante».
In realtà è proprio l’incertezza il peggior nemico degli imprenditori del terziario, in questo momento. «Io ho tre locali – continua Moreno Ianda – e non riesco a pensare come potrei aprire a maggio o giugno. Uno è il Club del Diavolo, alla Querciola, che è una discoteca: rischiamo di rimanere chiusi due anni. Ho anche un pub a Quarrata che lavorerebbe dalle 20 all’una di notte. Ma se continua così, qualcuna delle mie attività rischio di chiuderla».
I ristori? «Per una delle mie attività qualcosa è arrivato, per le altre due nulla. La Querciola è una attività stagionale, apriamo da giugno a settembre, mentre il ristoro era previsto per l’attività di aprile, quando eravamo chiusi. L’altra attività è aperta da soli sette mesi, nel 2019 non avevo fatturato e quindi sono andati a forfait. Ma comunque con i ristori si può resistere per un periodo breve, non si può certo pensare di arrivare alla fine del 2021. Ci vorrebbero decine di migliaia di euro a testa, non credo che una cosa del genere sia possibile. No, l’unica soluzione è che ci facciano aprire».
Anche perché, spiega Ianda, un po’ di movimento c’è e con le dovute accortezze anche i ristoratori potrebbero lavorare. «Finché eravamo arancioni, qui a Pistoia, era comunque tutto aperto. E ricevevo le telefonate di tanta gente da tutta Italia che veniva qui per vedere le piante dei nostri vivaisti e fare acquisti, ma all’ora di pranzo non sapeva dove andare. Telefonate da Milano, Torino, Roma. Ho un piccolo albergo annesso al mio ristorante e chi è ospite da me è fortunato, perché per loro possiamo cucinare. Ma per gli altri no. Ora io chiedo: si può andare avanti per un anno a mangiare panini sul ciglio di una strada? Anche dal punto di vista dell’epidemia, non mi sembra proprio una cosa salutare». —
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