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Pistoia

IL CASO 

Tredici giorni in ospedale prima di essere operata

Tredici giorni in ospedale prima di essere operata

L’odissea di una donna di 74 anni, ricoverata  con la spalla, un braccio  e il gomito fratturati La protesta della figlia

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Alla fine la signora è stata operata, ieri mattina. Ma all’età di 74 anni, ha dovuto aspettare ben tredici giorni, con la spalla, il braccio ed il gomito fratturati, che si aprissero finalmente le porte di una delle sale operatorie dell’ospedale pistoiese. «La cosa incredibile è che quando le hanno fatto gli esami, al ricovero, ci hanno detto che la sua era una situazione seria e che doveva essere operata nel giro di quattro giorni al massimo», racconta la figlia.

Sara Angioli, insieme al marito, per quasi due settimane ha combattuto una battaglia quotidiana per assistere la madre, dopo la caduta che le ha provocato le numerose fratture e l’ha fatta ricoverare in ospedale. Colpa, almeno in parte, della situazione che si sta vivendo all’ospedale San Jacopo, assediato in queste settimane dall’epidemia di coronavirus. Un assedio che consuma larga parte degli spazi, delle energie e del personale, costretto tutti i giorni a fare i salti mortali per far funzionare la complicata macchina sanitaria in maniera accettabile.

Il problema è che a volte il confine tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è scava solchi anche profondi tra personale ospedaliero e familiari dei ricoverati. «Mia madre – spiega Angela – è stata ricoverata il 14 febbraio. Da quel momento ci hanno fatto una serie di promesse, nessuna delle quali si è realizzata. Dovevano operarla subito, poi lunedì al Santa Rita di Montecatini, poi il giorno dopo, ma purtroppo è slittato. E intanto mia madre aveva dolori molto forti. Ma, soprattutto, nessuno ci ha mai contattati. È solo dopo le nostre insistenze che riuscivamo a parlare con qualcuno, ma per diversi giorni ci hanno ripetuto che non sapevano quando avrebbe potuto essere operata».

Tutto questo fino a ieri, quando l’ennesimo annuncio, alla fine, è risultato quello buono. «Ma anche adesso – si lamenta Angela – siamo riusciti a sapere che l’operazione è andata bene, ma non ci hanno saputo dire chi l’ha operata, se l’anestesia è stata locale o meno. E ovviamente non possiamo andare a trovarla». —

F.C.



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