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La chiesa di Calamecca chiusa perché inagibile I residenti la rivogliono

C.B.
La chiesa di Calamecca chiusa perché inagibile I residenti la rivogliono

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Piteglio. L’appello a salvare la chiesa di Calamecca non arriva solo dal parroco don Ugo Feraci e dalla Pro loco di Andrea Maggiani, come abbiamo scritto alcuni giorni fa, ma dalla popolazione stessa che sente questa piccola chiesa come qualcosa di proprio, alla quale tutti mostrano un affetto ormai “antico”. E non solo perché è l’unico luogo di culto e uno dei pochi di aggregazione, ma anche perché racchiude un’importanza storico-artistica di tutto rispetto. Parola di Rebecca Benedettini che nel 2017 gli ha dedicato la sua tesi. Attualmente la chiesa di San Miniato è chiusa perché dichiarata inagibile e la messa viene fatta nell’anti-sacrestia. Le parti più critiche sono la copertura del tetto compromessa e una crepa su una facciata di lato che mina la staticità della struttura, oltre ad altre piccole criticità. «La chiesa di Calamecca – spiega Benedettini – è un vero gioiello storico-artistico di impianto romanico ma che poi tramanda anche particolarità barocche. Ha un soffitto cassettonato che è una perla e mi vengono in mente i suoi confessionali in pietra che sono quasi unici. Le nuove idee artistiche viaggiano e sono arrivate anche in questo piccolo centro di Calamecca, ma in questo caso artigiani e artisti locali le hanno sapute reinventare, dandogli nuove interpretazioni e creando una ricchezza artistica unica. I santi che, ad esempio, non sempre hanno gli oggetti classici che li simboleggiano ma sono nuovi. Ci sono messali preziosi del XVII secolo che sono delle cose uniche per una chiesa piccola come questa, senza considerare i vari paramenti ed i capitelli unici nel loro genere. Secondo me – conclude – è necessario salvare questa chiesa e studiarla bene per portare turismo nella zona e valorizzare la montagna pistoiese». Ormai è poco più di dieci anni che la chiesa ha bisogno di interventi ma nessuno in questo lasso di tempo ci ha messo le mani. O comunque non per interventi risolutivi. Un progetto esiste, grazie all’architetto Niccoli e l’intervento economico previsto parla di 450mila euro. «Mi ci sono sposata – spiega Elisa Polito – e mi sono sempre data da fare per il bene della chiesa. Adesso la situazione è davvero critica ed è stata chiusa perché inagibile. Ricordo che fin da piccola andavo alla messa ed è sempre stata vissuta dai paesani e dai turisti. Per noi è un luogo fondamentale, anche un luogo di aggregazione. È importante il fatto di avere una chiesa e poi in passato sono già stati fatti degli interventi. Per noi è un bene prezioso». Addirittura Anna Maria Pelleschi confessa che «mi manca molto la chiesa, adesso che è chiusa». Lei, ormai da tanti anni è una sorta di custode di questo luogo di culto. Forse perché abita proprio vicino alla stessa. «Per noi non è una semplice chiesa – spiega Pelleschi – ma anche un punto di aggregazione, ormai da molti anni. Non bisogna solo guardare al periodo invernale o ai giorni feriali in cui il paese conta pochi abitanti. Nel fine settimana e in estate c’è molto turismo e prima di andare in chiesa o dopo, le persone, gli amici si ritrovano e scambiano due parole. Considerate che è presente il libro delle firme e in un anno ne sono state fatte circa 1000, senza contare che non tutti firmano. Abbiamo bisogno di questa chiesa». I paesani e la Pro loco, con il parroco si stanno dando da fare, anche interessandosi ai bandi o altro che possa portare soldi per la ristrutturazione. Ed anche l’amministrazione comunale si sta impegnando in questo senso.

C.B.

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