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Trovato morto in fondo a un canalone l’escursionista disperso sopra Maresca
Nonostante calzasse i ramponi il 46enne è scivolato per 150 metri a causa del ghiaccio dal crinale del Monte Gennaio
Massimo Donati
maresca. Un’esperienza acquisita nel corso di tanti anni, fin da quando, bambino, aveva imparato ad amare la montagna seguendo il padre nelle escursioni. Ma, per quanto grande, non è bastata. Così come non sono stati sufficienti a salvargli la vita i ramponi che calzava sugli scarponcelli. È morto scivolando in un canalone coperto di ghiaccio dal crinale del Passo della Nevaia Alessio Poli, il 46enne escursionista di Vaiano che, dalla mattina di lunedì, da quando era partitoda casa per raggiungere Maresca e la Casetta Pulledrari, non aveva più dato notizie di sé.
Ciò che più temevano i soccorritori che nel tardo pomeriggio, dopo l’allarme dato dalla moglie, avevano dato il via alle ricerche, si è rivelato essere la tragica realtà. L’uomo è deceduto sul colpo, sbattendo probabilmente contro una roccia o il tronco di un albero, dopo essere scivolato per circa 150 metri lungo il ripido pendio senza riuscire a trovare un appiglio a causa del ghiaccio estremamente duro che sui monti pistoiesi si è formato in questi giorni di gran vento e temperature abbondantemente sotto lo zero.
Lunedì mattina Alessio Poli, a lungo attivo nella sezione di Prato del Club alpino italiano, era partito con l’intenzione di raggiungere il Monte Gennaio, dopo aver lasciato l’auto nel piazzale della Casetta Pulledrari. Da dove, attorno alle 19,30, sono partire le squadre dei soccorritori: i tecnici del Soccorso alpino della stazione dell’Appennino toscano e di Pratorsi, il Soccorso alpino della guardia di finanza di Abetone-Cutigliano, i vigili del fuoco di San Marcello e del reparto cinofili, i carabinieri delle stazioni di Cireglio e Abetone Cutigliano. Allertati poco meno di un’ora prima per il mancato rientro a casa dell’escursionista pratese, il cui cellulare risultava spento.
Le squadre di ricerca hanno seguito lo stesso sentiero coperto di neve percorso dall’uomo per raggiungere il Rifugio del montanaro, per poi proseguire in direzione del Monte Gennaio. Raggiunto il crinale del monte, nei pressi del “Passo della nevaia, a un’altitudine di 1.635 metri, alla luce delle torce elettriche i soccorritori hanno scorto delle tracce di ramponi che si perdevano nell’oscurità in direzione di un ripido pendio. Eramo all’incira le 23. È lì che, dopo essersi calati per circa 150 metri con le corde, la pattuglia del Soccorso alpino della finanza e la squadra del Sast hanno avvistato l’escursionista, in fondo a un ampio canalone al margine del bosco. Per poi accertare che ormai non c’era più niente da fare.
A quel punto, hanno proceduto, come prevede la legge, a eseguire i rilievi fotografici del caso, per poi, avuto il nulla osta dalla procura della Repubblica, dare inizio, con l’utilizzo di tecniche alpinistiche e di un paranco a contrappeso, alle operazioni di recupero della salma, rese particolarmente difficili dalla costante presenza di un forte vento e del ghiaccio.
Con una barella, la salma è stata poi trasportata fino a Pratorsi, dove, attorno alle tre, il medico legale, intervenuto sul posto, ha certificato il decesso. —
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