Il Tirreno

Pistoia

l’analisi di confcommercio 

L’ecatombe del terziario Sparite 909 aziende nel 2020

Il settore mette insieme il 53% delle cessazioni totali registrate sul territorio Migliaia di posti di lavoro sono andati perduti

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PISTOIA. Sono 909 aziende appartenenti al settore che hanno cessato l’attività nel 2020 nella provincia di Pistoia, il 53% delle cessazioni totali registrate sul territorio.

È questo l’indice più allarmante che emerge dall’analisi di Confcommercio sui dati Movimprese di fine anno, i quali mettono in ombra le 593 nuove aperture nei settori del commercio, del turismo e dei servizi.

A soffrire di più, come prevedibile, le attività dei servizi di ristorazione che perdono 124 aziende contro solo 39 nuove aperture. E non va meglio ai negozi del commercio al dettaglio con 232 chiusure e 121 nuove iscrizioni in Camera di Commercio.

Ciò si traduce in migliaia di posti di lavoro persi e altrettanti in pericolo nei prossimi mesi.

«È una fotografia purtroppo annunciata quella che si legge guardando i dati di bilancio del 2020 per i nostri settori – afferma Confcommercio nella sua nota – Le conseguenze della pandemia sono ogni giorno più tangibili sul nostro tessuto economico e sociale, soprattutto per quelle attività del terziario che più di altre sono state colpite da chiusure obbligate, limitazioni orarie, norme stringenti anti-contagio.

Pensiamo ai bar, ai locali, ai ristoranti ma anche all’intera filiera degli eventi, a quella della moda, del turismo, ai professionisti. Non ci facciamo illusioni, il 2021 sarà un anno in salita: la ricaduta dell’emergenza accompagnata dall’insufficienza di sostegni per le imprese continuerà a farsi sentire in modo ancora più chiaro».

«Non possiamo permetterci ulteriori perdite che provocherebbero ferite indelebili al nostro territorio – prosegue la nota di Confcommercio – Servono azioni rapide per mettere in campo aiuti concreti che seguono progettualità orientate a mettere in sicurezza il mondo imprenditoriale. Per questo chiediamo responsabilità alle Istituzioni, a ogni loro livello: basta misure assistenziali, basta burocrazia, basta tempistiche che non tengono conto dei ritmi del fare impresa».

Le piccole e medie imprese del terziario costituiscono il 54% del totale delle attività economiche attive in provincia, necessitano attenzione.

«Chiediamo quindi – conclude Confcommercio – indennizzi reali per le imprese (non come i cosiddetti ristori che non sono riusciti a sopperire se non in minima parte alle perdite subite) ma anche contributi a fondo perduto, sgravi sulla tassazione e sui costi fissi. Ma soprattutto è necessario un piano per ricostruire la ripartenza. Le attività hanno dimostrato responsabilità e si sono fatte trovare pronte di fronte ad ogni sfida. Adesso è necessario che le stituzioni facciano la propria parte per salvare uno dei nostri patrimoni più preziosi e caratterizzanti: le imprese». —



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