Il Tirreno

Pistoia

doppia inaugurazione 

Una sala polivalente realizzata dai detenuti

Una sala polivalente realizzata dai detenuti

E dopo 15 anni il carcere di Santa Caterina ha nuovamente un bar interno per polizia penitenziaria e personale

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pistoia. Dopo 15 anni di chiusura, la casa circondariale di Pistoia ha nuovamente un bar – uno spaccio, tecnicamente – per dipendenti e polizia penitenziaria. Ed anche una sala polivalente completamente ristrutturata.

Lo spaccio è stato inaugurato il 15 dicembre alla presenza della dirigente del provveditorato regionale Toscana e Umbria, Angela Venezia. Un progetto voluto dalla direttrice Loredana Stefanelli, per garantire un maggiore benessere al personale: uno spazio creato per sospendere, anche soltanto per pochi minuti, un’attività lavorativa difficile e delicata come quella del poliziotto penitenziario. Lo spazio è stato arredato con tavoli e sedie, piante e una piccola biblioteca. Sarà a breve allestito una spazio soppalcato che creerà una zona in cui il personale costretto ad alloggiare in caserma si potrà rilassare.

Attualmente lo spaccio è aperto la mattina ma resta l’impegno della direttrice anche per l’apertura pomeridiana. «Si ringrazia il provveditore Carmelo Cantone e la dirigente Venezia per la vicinanza fornita all’iniziativa» evidenzia in un comunicato la dirigente.

Come detto, in Santa Caterina in Brana è stata anche ristrutturata la sala polivalente: un’opera seguita, sia per la progettualità sia per le complesse fasi amministrative e contabili, dal funzionario Giovanni Mosca, in servizio al carcere La Dogaia di Prato. L’obiettivo della direttrice Stefanelli è quello di rendere più accogliente e funzionale uno spazio che ormai non poteva più garantire igiene e sicurezza. La mancanza di servizi, una pavimentazione inadeguata, un soffitto non a norma hanno fatto nascere circa due anni fa l’idea di rendere l’ambiente conforme e fruibile da tutta la popolazione detenuta, che finalmente potrà beneficiare di uno spazio-palestra e di uno spazio per le attività trattamentali e di tutte le iniziative organizzate per favorire il contatto con la comunità esterna, obiettivo primario che deve essere perseguito per evitare l’isolamento delle strutture penitenziarie dal resto delle istituzioni del territorio.

I lavori, come previsto, sono stati eseguiti dalle persone detenute, che sono state impiegate dopo aver frequentato un corso di formazione in materia sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.

La direttrice ha consegnato a Giovanni Mosca una targa «per l’impegno e il costante supporto fornito al progetto che, senza la sua consolidata competenza professionale – si spiega in una nota – non avrebbe avuto gli esiti positivi auspicati». —

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