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Spes, per il bilancio in rosso Bechi attacca la Regione
L’ex presidente della società pubblica davanti alla commissione comunale «Eravamo pronti a varare un bilancio in pareggio: ecco perché è nato il buco»
Daniele Rovai
PISTOIA. La Società pistoiese edilizia sociale (Spes), azienda dei Comuni che gestisce le case popolari, il 30 luglio era pronta a presentare ai soci un bilancio in pareggio, invece che in rosso per 3,6 milioni di euro. Se è successo, la responsabilità va attribuita a due soggetti: la Regione, che ha deciso di non riconoscere più alla società un credito per lavori straordinari di 1,6 milioni; e i sindaci revisori della stessa Spes, che chiedendo una perizia firmata sul valore dell'area ex Ricciarelli hanno posto le condizioni per l’emersione di una minusvalenza di oltre 1,7 milioni di euro. È questa la ricostruzione dei fatti che l’ex presidente della Spes, architetto Paolo Bechi, ha fornito alla sesta commissione consiliare del Comune, che lo aveva invitato per chiarire la posizione debitoria della società da lui guidata, emersa con grande clamore nelle scorse settimane.
Non solo. Dalla riunione di commissione è emerso anche come il Comune di Pistoia intende risanare i conti della società. L'assessore Margherita Semplici, in risposta ad una domanda diretta del presidente, Tina Nuti, ha confermato che i Comuni soci ripianeranno il debito che la Spes ha nei confronti della Regione, grazie ad un piano di risanamento che li vedrà investire direttamente sugli immobili di loro proprietà al posto della Regione, che potrà così scalare il debito verso la Spes. Come farlo, con che modalità, questo sarà compito del nuovo consiglio di amministrazione, quello guidato dal successore di Bechi, l’avvocato Riccardo Sensi. Ma certo – ha chiarito l'assessore Semplici – ci dovrà essere una piena collaborazione da parte della Regione.
La Semplici è stata chiara: la Regione deve venire incontro ai Comuni dando loro la possibilità di far fronte all'impegno tenendo conto dei problemi di liquidità che queste hanno, soprattutto in tempo di Covid. Comunque appena potranno parlare con il neo assessore alle politiche sociali Serena Spinelli tutto sarà più chiaro.
Tornando all’intervento di Bechi, l’ex presidente ha ribadito che «da anni, almeno sin dal 2008, tutti sapevano in Regione, e in Spes, del debito milionario (5,6 milioni, nda) che la società aveva verso la Regione stessa. È uscito alla ribalta adesso in corrispondenza con il pensionamento del dirigente storico dell'ufficio per le politiche abitative della Regione e la decisione di sistemare i fascicoli pendenti, tanto che anche le altre società toscane che gestiscono le case popolari hanno ricevuto la stessa richiesta». Con fatica però – secondo Bechi – l'accordo per ripianare quel debito era stato trovato: la Regione avrebbe riconosciuto alcuni lavori di manutenzione come opere straordinarie promettendo di scalare subito quegli importi, così che la Spes avrebbe potuto presentare delle sopravvenienze attive nel bilancio. La società avrebbe poi presentato tutti i documenti formali nei mesi successivi. Tra l'altro questo percorso lo avevano consigliato gli stessi uffici della Regione.
«Il 23 luglio – racconta Bechi – il voltafaccia: arriva una lettera con la quale la Regione chiede a Spes che per vedersi riconosciuto il credito deve presentare subito i documenti certificati delle spese straordinarie, in più con la garanzia scritta che il Comune avrebbe ripianato il debito residuo. E così quello che doveva essere un credito, diventa un debito di 1,6 milioni di euro». —
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