Italia
Bottegone teme di perdere il medico nella frazione
Con il prossimo pensionamento della dottoressa Poggesi nessuno resterà senza assistenza, ma molti dovranno scegliere un sanitario lontano dal paese
PISTOIA
Due medici di famiglia per oltre 10mila abitanti. Succederà a breve a Bottegone, non appena la dottoressa Sonia Poggesi, 66 anni, andrà in pensione, dopo 41 anni di servizio. Una professionista stimata e benvoluta nella frazione pistoiese. Che, molto semplicemente, spiega di aver finito il suo compito e di voler lasciare il posto ad altri. Ma sia chiaro: chi arriverà dopo di lei non occuperà l’ambulatorio di via D’Angela dove fino a ora prestava servizio. E i suoi circa 1.500 pazienti dovranno presto trovarsi un nuovo medico. Ma non lì, a Bottegone, dal momento che non tutti potranno riversarsi sugli altri due dottori che già visitano nella frazione, Lucio Tripi e Marco Corsini. Una situazione complicata che lascia nell’incertezza oltre un migliaio di persone, preoccupate perché, con ogni probabilità, il nuovo dottore non sarà a Bottegone. Un problema che tocca da vicino soprattutto gli anziani, da sempre fascia più debole della popolazione e, al tempo stesso, più bisognosa di cure.
Da qualche tempo i cittadini vedono l’ambulatorio di via D’Angela svuotarsi e, intanto, la preoccupazione aumenta. D’altra parte, soprattutto nelle frazioni, il medico di base è quasi un’istituzione. Una figura a cui affidarsi e chiedere consiglio. Soprattutto in un momento in cui, purtroppo, le apprensioni di certo non mancano. Per ogni dubbio, allora, la soluzione più immediata è quella di alzare il telefono e chiamare il dottore. Difficile prevedere quello che succederà, ma una cosa è chiara: 1.500 mutuati dovranno mettersi alla ricerca di un medico che sia il più possibile nelle vicinanze.
Il dottor Beppino Montalti, presidente dell’Ordine dei medici, spiega che la situazione è chiara. E pure nota. Perché – sottolinea Montalti – con un’età media dei medici piuttosto elevata non è difficile immaginare che arrivi (giustamente) l’età della pensione. Quello che manca, però, è un ricambio per cui corrisponda, a ogni uscita, un’entrata in loco.
«Così da fare in modo che i pazienti possano avere in zona il loro medico di famiglia, senza il bisogno di dover percorrere chilometri anche solo per ritirare una ricetta. E invece è già successo, soprattutto in zone più svantaggiate, come la montagna pistoiese – sottolinea Montalti – Come Ordine, da anni segnaliamo questa incongruenza e chiediamo che sia fatta una riprogrammazione, regolando gli ingressi nelle scuole di medicina e chirurgia con largo anticipo. Ma questo, come abbiamo ribadito più volte, è un percorso che avrebbe già dovuto essere avviato prima. E gli scompensi non potranno certo essere risolti in breve tempo».
Il risultato è che, per assurdo, i due medici di famiglia di Bottegone dovrebbero assistere circa 5mila pazienti a testa, anche se il tetto massimo è a 2mila. «Siamo pronti a collaborare per evitare disagi assistenziali alla popolazione – conclude Montalti – Ma lo ripetiamo: potremo risolvere questa situazione soltanto con le prestazioni professionali di medici di medicina generale adeguatamente formati attraverso i corsi di specializzazione. In questo modo andremo incontro alle esigenze dei pazienti e risolveremmo un bel problema». –
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