Italia
«AddioValerio, ali ai piedi e fazzoletto rosso al collo»
Il cordoglio per la morte del “partigiano maratoneta”
maresca
«Nonostante la distanza, Valerio non ha mai dimenticato Maresca: durante l’estate, ogni anno, è sempre tornato nel suo paese, dov’era conosciuto da tutti anche per la sua attività sportiva di corridore. Infatti, oltre alle innumerevoli gare a cui ha preso parte nel corso degli anni, ha partecipato per ben 12 volte consecutive alla corsa podistica Pistoia-Abetone. Sarà ricordato così Valerio Puccianti, col suo fazzoletto rosso al collo e con le ali sempre ai piedi».
Con queste parole l’Istituto storico della Resistenza di Pistoia ha voluto ricordare il partigiano Valerio “Enzo” Puccianti, scomparso nella tarda serata di sabato. E lo vuole salutare «ricostruendo brevemente i passi di una vita straordinaria, che Valerio ha vissuto sempre di corsa, senza fermarsi mai». Dalla scuola professionale della Smi di Campo Tizzoro, all’ingresso in fabbrica a soli 12 anni, come calibrista, dove, grazie al contatto con antifascisti di vecchia data, inizia a maturare la sua coscienza politica.
«Entra così a far parte della Brigata “Gino Bozzi” – spiega l’Itsituto pistoiese – dove ricoprirà il ruolo di vice commissario col nome di battaglia “Enzo”, in omaggio al fratello morto in giovane età. Dopo la liberazione di Campo Tizzoro, nel settembre del’44, Valerio Puccianti sceglie, nella primavera del 1945, di continuare a combattere nel ricostituito Esercito cobelligerante italiano, fino alla fine del conflitto. Terminata la guerra, partecipa agli scioperi contro i licenziamenti indiscriminati messi in opera dalla Smi e, nel 1948, è presente alla “Marcia della fame”. Entra a far parte del consiglio comunale di S. Marcello e lavora come sindacalista alla Camera del Lavoro di San Marcello. Si occupa anche, insieme ad altri suoi compagni della “Bozzi”, della ricostruzione della ex Casa del fascio di Maresca (bombardata dagli Alleati durante la guerra), che da allora diventa la Casa del popolo. Avendo da sempre la passione per la scrittura, diventa corrispondente de La Voce (periodico della Federazione del Pci di Pistoia). Le condizioni di miseria sulla montagna pistoiese sono però tali che, nel 1952, Valerio è costretto a emigrare assieme alla sua famiglia. Si stabilisce infine a Parigi, dove trova impiego alla Citroën, dove lavorerà per i successivi trent’anni fino alla pensione». –
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