Italia
«Ecco la regola delle tre M per difendersi dal Covid»
Metro di distanza, mani lavate, mascherina sopra il naso. Il dottor Capitanini: «Comportamenti tassativi, i contagiati possono sviluppare infezioni renali»
PISTOIA
Poche parole, ma importanti, per evitare il coronavirus: la regola delle “3 M”. Una semplice filastrocca, facile da ricordare: “Metro di distanza, mani lavate e mascherina sopra il naso”. Importante, anche perché, parlando di rene, come ricorda Alessandro Capitanini, direttore della Struttura operativa complessa Nefrologia e Dialisi Area Pistoiese, siamo di fronte ad un organo particolarmente fragile. In questo percorso, deve essere sottolineato il particolare valore della vaccinazione anti-influenzale.
Un quarto dei pazienti contagiati da coronavirus sviluppa facilmente infezioni renali acute, soprattutto se anziani, oltre a danni in altri organi. Perché il rene si dimostra un organo così fragile?
«Il Covid-19 è un virus che entra nelle cellule attraverso una “porta” chiamata ACE2 presente nelle cellule polmonari. Tale porta è presente anche in altri organi, il rene ne è particolarmente ricco. Il rene si dimostra molto vulnerabile perché può essere attaccato in vari modi: danneggiato direttamente dal virus, ma anche coinvolto in danni da uso di farmaci nefrotossici come pure rientrare in una sofferenza multi organo quando il nostro organismo va incontro ad una sindrome trombotico infiammatoria causata direttamente ed indirettamente dal virus».
I seimila pazienti toscani in dialisi ed i trapiantati renali devono seguire particolari accorgimenti in chiave preventiva, essendo soggetti immunodepressi?
«L’emergenza sanitaria investe tutta la popolazione, ma colpisce ancora più duramente chi è già debilitato da altre patologie. I pazienti in trattamento dialitico, come pure i soggetti portatori di trapianto renale, sono “delicati” ed hanno bisogno di attenzioni per evitare di essere contagiati. Sono ad alto rischio infettivo, che spesso presenta anche diabete e ipertensione. I trapiantati di rene (in Italia circa 27.000) sono per tutta la vita in terapia immunosoppressiva, fatto che li rende più suscettibili alle malattie infettive. Il rispetto rigoroso delle norme di comportamento appare tassativo. Una non codificata regola delle tre M (metro di distanza, mani lavate e mascherina sopra il naso) appare una ottima filastrocca da memorizzare. Con l’autunno, le vaccinazioni contro pneumococco e virus dell’influenza sono fondamentali per aiutare nella diagnosi differenziale».
Le strutture di dialisi regionali sono sufficienti a coprire le necessità, anche ad un eventuale estendersi dei contagi?
«Le strutture dialitiche sono in grado di fronteggiare la situazione. Il problema potrebbe essere la gestione dei pazienti da mettere in quarantena. La quarantena si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso Covid-19, con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi. Il periodo è di 14 giorni successivi alla data dell’ultima esposizione (periodo massimo di incubazione della malattia, se il contatto dovesse avere acquisito l’infezione). La quarantena di un paziente emodializzato è complicata dato che i pazienti per tre volte alla settimana devono recarsi al centro dialisi per il trattamento. Sono necessari modelli organizzativi flessibili che facciano un ponte ospedale - territorio. Oltre a percorsi intraospedalieri dedicati, la Nefrologia di Pistoia ha organizzato un percorso di dialisi domiciliare assistita in caso ce ne fosse necessità».
Quant’è l’attesa media per un trapianto di rene?
«In media, con i limiti delle medie, il tempo di attesa per un trapianto di rene è di 2 anni». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
