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Incredulità e lacrime tra gli amici centauri «Ci mancherà tanto»
Al Signorino, ritrovo degli appassionati delle due ruote la notizia ha sconvolto tutti coloro che lo conoscevano
PISTOIA
Le facce tristi, le parole che si bloccano in gola. “Che tragedia, che tragedia immensa”, sussurrano, le mani tra i capelli. Frasi che si ripetono, come un mantra. Quasi per esorcizzare la paura. Perché ieri uno di loro se n’è andato. Giacomo Pratesi, di Pistoia, non aveva neppure quarant’anni, la sua vita spezzata ne i pressi di San Felice, al Piestro, mentre viaggiava in sella alla sua fiammante R1M Yamaha, che aveva acquistato poco meno di un anno fa.
Lì, al Signorino, storico luogo d’aggregazione, i motociclisti si conoscono un po’tutti. Non importa se siano affiliati a qualche moto club oppure se siano “indipendenti”: quel che conta davvero è la passione per i motori. E Giacomo Pratesi ne aveva parecchia. Una vita sulle due ruote, la sua. Lo sapevano tutti ed è la prima cosa che sottolineano, quando parlano di lui. Quel giovane uomo che aveva preso in mano le redini dell’azienda di famiglia fondata dal padre, la Cab (Centro assistenza bruciatori) di via Andreini, a Pistoia, il suo amore per i motori non lo aveva mai messo da parte. E nonostante gli impegni di lavoro, non appena possibile saliva in sella alla sua Yamaha per esplorare la Toscana, una curva dietro l’altra.
Alessio Cioli lo conosceva bene, Giacomo. Si erano incontrati più di una decina di anni fa, quando tutti e due facevano parte dello stesso gruppo di motociclisti. Poi, come spesso accade nella vita, si erano persi e ritrovati, a più riprese. «Negli ultimi tempi andavamo spesso in moto insieme, durante i fine settimana – racconta – E accadeva anche che avessimo dei “diverbi”. Sempre riguardo ai motori, ovviamente. Chi conosce l’ambiente sa che c’è grande competizione tra le case produttrici di moto. Giacomo era un appassionato di quelle nipponiche, come la Yamaha, oppure la Honda. Io, invece, propendo per la Ducati e l’Aprilia. Nascevano delle simpatiche discussioni, tra sostenitori delle une e delle altre. E anche se non facevo parte della cerchia più stretta degli amici di Giacomo, il nostro era un bel rapporto. Schietto, senza filtri».
«Non appena ho saputo che Giacomo aveva perso la vita in un incidente, sono salito in sella alla mia moto e ho cominciato a viaggiare, senza una meta precisa – prosegue Alessio Cioli – È il mio modo per cercare di metabolizzare il dolore per la sua scomparsa. Per il fatto di sapere che non lo vedremo più. Abbiamo condiviso tanto, i motori hanno il potere di far avvicinare le persone. Non importa quanto siano diverse».
Ma sono in molti, moltissimi, a ricordare Giacomo: d’altronde sono tanti i centauri che ha incontrato nel corso di questi anni.
«Aveva una bella guida, non spericolata – aggiunge ricorda Marcello Menci – Ci trovavamo spesso al Signorino. Mancherà moltissimo a tutti quanti».
Anche perché – come racconta chi lo conosceva – Giacomo era una persona la cui presenza si faceva sentire, quando era in compagnia.
«Era coinvolgente, pieno di energia, sempre solare – conclude Alessio Cioli – Aveva un grande senso dell’umorismo e la capacità di riuscire a smorzare anche i discorsi più seri. Lui era fatto così: riusciva a non prendersi mai troppo sul serio».
Quel che resta ora, per chi lo ha conosciuto, è soltanto un grande vuoto. Una tristezza che li accompagnerà sempre. Senz’altro ogni volta che saliranno su una moto . —
Martina Trivigno
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