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Don Biancalani: «Amare tanto è rischioso perché capita di non essere compresi»
Il sacerdote di Vicofaro commenta l’assassinio di don Roberto Malgesini che è avvenuto a Como per mano di un immigrato
PISTOIA
«Provo dolore e dispiacere; sono sconvolto. Voglio manifestare la mia profonda solidarietà alla sua comunità, consapevole che portando avanti un certo tipo di opera pastorale si corrono dei rischi perché, come insegna il Vangelo, amando tanto si rischia di non essere compresi».
Sono ferme le parole del parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, nel commentare la notizia della morte di don Roberto Malgesini, il prete di 51 anni accoltellato la mattina di martedì 15 settembre in piazza San Rocco a Como. Un prete dalla parte degli ultimi, don Malgesini, che ha perso la vita per mano di Rahdi Mahmoudi, un uomo di nazionalità tunisina di 53 anni che in passato aveva aiutato e che agli inquirenti ha ammesso le proprie responsabilità.
E don Biancalani, che da anni accoglie migranti e persone in difficoltà nella propria parrocchia di Vicofaro, fa una riflessione sui rischi che corrono tutti coloro che si adoperano per gli ultimi. «È un fatto che mi colpisce profondamente sul piano personale: non mi intimorisce, ma mi fa capire che si corrono dei rischi. Corriamo un rischio quotidiano. La gente purtroppo non si rende conto che tra le persone che vivono ai margini c'è chi si trova a maturare depressioni e stati mentali anche psicotici, che spesso sono dovuti al contesto. Essere stranieri è una condizione drammatica. Per noi che non lo siamo, i diritti sono una cosa normale, ma per loro è difficile inserirsi e avere il permesso di soggiorno, mentre è facile finire ai margini della società».
Il parroco di Vicofaro si sofferma anche su quelle che definisce “analogie” tra gli ostacoli che si trova a fronteggiare quotidianamente in prima persona e le difficoltà che ha incontrato in vita don Malgesini. «Per il poco che ho letto in questi giorni ho trovato delle analogie con la nostra situazione a Vicofaro. Abbiamo dei ragazzi che hanno maturato stati depressivi e le amministrazioni non vogliono problemi. Abbiamo un caso di un ragazzo straniero finito in strada che ha problemi comportamentali, anche se non ha mai avuto manifestazioni violente. É con noi da più di un anno. Questo ragazzo andrebbe curato: chiediamo aiuto all'Asl, all'ospedale, ma nessuno fa niente». —
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