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Vivaismo, la sfida è anche nel riuso di scarti vegetali

Giulia Gonfiantini
Vivaismo, la sfida è anche nel riuso di scarti vegetali

Riflettori puntati su Agribios, cooperativa di Chiesina Montalese che fornisce un servizio di recupero e valorizzazione dei residui per il reimpiego agricolo 

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PISTOIA

Primo piano sulla sfida dell’economia circolare alla serata del vivaismo 2020 promossa da Avi, Associazione vivaisti italiani, giovedì scorso a Masiano. La crescita del riuso di scarti verdi è stata al centro degli interventi che hanno seguito l’assemblea annuale dell’associazione e che hanno dedicato un focus ad Agribios, cooperativa di Chiesina Montalese che fornisce ai suoi soci – al 90% vivaisti del distretto pistoiese – un servizio di recupero e valorizzazione dei residui vegetali ai fini del loro reimpiego agricolo.

«Scommettiamo su percorsi di sostenibilità – dice Luca Magazzini, presidente Avi – dato che la riduzione della chimica è per noi un impegno graduale ma costante, anche grazie all’uso di materiali naturali in grado di sostituire i diserbanti per le piante in vaso». Tali materiali, come ad esempio i pacciamanti, sono prodotti da Agribios a partire da sfalci e potature, o da piante non adatte al mercato. Sono fatti anche con residui di legno: un aspetto, questo, «importante – spiega Magazzini – anche per un rilancio della nostra montagna. Questo sistema richiede investimenti, ma pensiamo possa ripagare in futuro. Agribios in questo senso svolge un ruolo importante perché ci supporta in un percorso di sostenibilità e innovazione».

Il florovivaismo è stato colpito dal lockdown proprio in una delle fasi più significative dell’anno, quella primaverile. «Quest’anno l’export del settore, specie nella sua componente floricola, sta perdendo 80 milioni di euro – afferma Francesco Mati, presidente del distretto vivaistico ornamentale di Pistoia – anche se la speranza è quella di poter in parte recuperare. L’emergenza ha spinto comunque molte persone a riavvicinarsi al verde». Anche per Mati l’ecosostenibilità rappresenta un «valore aggiunto» su cui far leva in un’ottica di strategia territoriale.

Nel convegno spazio dunque ad Agribios: qui lo scarto agricolo diviene, anziché un rifiuto, una risorsa. «Si tratta di una realtà che ha scommesso su un progetto di economia circolare – sottolinea il vicepresidente di Legacoop agroalimentare, Massimo Carlotti – portando avanti un esempio virtuoso in un momento in cui si parla molto, anche a livello europeo, di sostenibilità. Oggi il vivaismo ha ridotto notevolmente l’uso di sostanze medicinali».

L’attività della cooperativa è stata illustrata dagli interventi della sua presidente, Stefania Marchionni, dal consulente legale Tommaso Stanghellini e da Federico di Cara, agronomo dello studio Cesaf.

Molti i benefici del riuso per aziende e territorio: dalla riduzione di scarti nelle discariche alla minore necessità di ricorrere all’abbruciamento, passando per l’incremento della produzione di energia rinnovabile a mezzo di biomassa. Tale pratica consente inoltre l’uso dei sottoprodotti in agricoltura tramite la creazione di una filiera locale nonché il recupero di sostanze utili contro la mineralizzazione dei terreni. L’impianto della cooperativa, un punto di raccolta per il recupero e la gestione dei residui, copre un fabbisogno delle aziende locali. Per Marchionni, l’economia circolare è una sfida impegnativa ma necessaria. E un’occasione di sviluppo, da qui la proposta: «Il distretto pistoiese potrebbe essere il primo in Europa a certificare con un marchio, da stabilire con le imprese, l’adesione a un sistema capace di dare nuova vita alle piante». –

Giulia Gonfiantini

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