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Salvini tira la volata a Susanna Ceccardi e polemizza dal palco con don Biancalani
Il leader della Lega: «Dispiace che a Pistoia ci sia chi sostiene un sistema di schiavismo». Comizio contestato da decine di giovani
pistoia
È arrivato ben dopo il classico quarto d’ora accademico, ma alla fine non ha deluso chi è venuto in piazza Duomo a sentirlo. Quindici minuti di comizio e il solito lungo strascico di selfie coi simpatizzanti per Matteo Salvini, leader della Lega, calato a Pistoia per tirare la volata di Susanna Ceccardi, la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione.
Salvini, jeans e camicia bianca d’ordinanza appena stirata, si presenta in piazza alle 15,48 e la folla, un po’ fiaccata dai 30 gradi e da “Maledetta primavera” in loop sparata dalle casse, subito si rianima. Una folla non certo oceanica, ma nemmeno quattro gatti, considerando il pomeriggio di un giorno infrasettimanale. A destra del palco, confinati accanto ai tavolini del Bar Michi, alcune decine di giovani contestatori. Pochi istanti prima di entrare in scena, Salvini ha già detto la sua a favore di telecamera. Conferma che chiederà le dimissioni del ministro della Pubblica istruzione Lucia Azzolina («passare da Benedetto Croce e Spadolini a lei è dura...») e rivendica i temi cari alla Lega, dalla flat tax alla pace fiscale. Annuncia che il 3 ottobre, quando comparirà da imputato davanti al Tribunale di Catania per non aver fatto sbarcare 131 migranti dalla nave della Guardia costiera Gregoretti, si dichiarerà colpevole: «Sì, colpevole di aver mantenuto la promessa di bloccare i porti». Conferma anche la linea delle ultime ore, cioè di non ritenere il risultato delle elezioni regionali decisivo per il governo: «È un voto dei toscani per i toscani». E a proposito di Toscana, critica il modo in cui è stata gestita la Regione negli ultimi decenni: «Pagate un prezzo altissimo per lo smaltimento dei rifiuti, un terzo delle linee ferroviarie è ancora a gasolio, parlate da 30 anni della nuova pista dell’aeroporto di Peretola...».
A Pistoia c’è un suo acerrimo nemico, don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro e campione di accoglienza di migranti, che l’ha già querelato e forse lo farà di nuovo quando leggerà la seguente frase: «Dispiace che a Pistoia ci sia qualcuno che sostiene questo sistema di schiavismo...». Il riferimento è all’arresto di 14 trafficanti di esseri umani a Palermo, la notizia di giornata. Sul trasporto pubblico locale, manco a dirlo, Salvini ce l’ha coi francesi di Ratp che hanno vinto l’appalto e con la Regione che non l’ha impedito (più tardi Susanna Ceccardi prometterà di annullare la gara in autotutela in caso di elezione). Un attimo dopo esser salito sul palco invita le telecamere a inquadrare la folla («perché queste cose non le fanno vedere nei tg»). «Mentre venivo qui ho incrociato una donna che urlava “via i fascisti da Pistoia”, mi sono girato per vedere dove fossero e non li ho visti...».
Sul palco il solito copione, mentre una ragazza si sente male per un calo di pressione e le danno un po’ d’acqua, ma ancora un accenno a don Biancalani, pur senza nominarlo: «Io non ho problemi con nessuno, nemmeno con qualche prete che difende i clandestini». In piazza ci sono anche i precari della scuola che protestano. Lui risponde pronto: «Ci sono 60.000 cattedre scoperte. Basterebbe assumere i precari e il problema sarebbe risolto». —
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