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maresca 

«Grazie a tutti coloro che mi hanno salvata»

M.D.
«Grazie a tutti coloro che mi hanno salvata»

Sta meglio ed è tornata a casa la donna assalita nel bosco da uno sciame di vespe: «Ho un centinaio di punture»

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san marcello

«Posso solo dire che non era arrivato il mio giorno». Adesso sta meglio, è già a casa sua, a Maresca, con sul corpo, ovunque, decine e decine di punture. E sa che da là, da quel bosco tra Margine di Momigno e la Macchia Antonini, dove mercoledì mattina è stata assalita da uno sciame di vespe infuriate, ha rischiato veramente di non uscirne viva. Per questo, attraverso il Tirreno, vuole ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a salvarla: i tecnici del Soccorso alpino Appennino toscano, i carabinieri, i vigili del fuoco, il Soccorso alpino della Guardia di Finanza e il 118, con l’elisoccorso Pegaso.

Mercoledì mattina, la brutta avventura della 51enne pistoiese, che vive a Maresca, si è conclusa senza tragiche conseguenze dopo oltre due ore di ricerche da parte dei soccorritori. La richiesta di aiuto è arrivata ai carabinieri della Stazione di Marliana intorno alle 7,30.

«Con il mio compagno siamo andati a fare un giro per vedere se trovavamo qualche fungo – spiega la donna, che ha preferito non fare il proprio nome – In quel bosco non c’eravamo mai stati e volevamo capire com’era. A un certo punto ho pestato quel nido e mi sono ritrovata in una nuvola di vespe. Mi hanno punto ovunque, anche dove ero coperta dai vestiti. Ho fatto solo in tempo a coprirmi la faccia e sono riuscita a scappare per un po’, in salita. Poi sono iniziate le vertigini, il vomito, e sono collassata. Non sono svenuta però non riuscivo a reagire. Sentivo il mio compagno che cercava di muovermi, ma non avevo la forza di muovermi, di rispondere. Per fortuna non mi ha preso il respiro».

La coppia non sapeva esattamente quale era il punto in cui si trovava e la comunicazione con i soccorritori è stata assai difficile a causa delle difficoltà che il compagno ha nel parlare. Comunque, immediatamente è scattata la macchina delle ricerche, come previsto dallo specifico protocollo. Poco prima delle 10, con un whatsapp la coppia è riuscita ad inviare le proprie coordinate gps. I tecnici del Sast hanno potuto così raggiungere il luogo esatto in cui si trovavano e a prestare le prime cure alla donna, che, immobilizzata sulla tavola spinale, è stata portata a spalla in una vicina radura dove è stata recuperata con il verricello dall’elicottero e trasportata all’ospedale.

«È andata bene – spiega la donna nel ringraziare i suoi soccorritori – Il medico del pronto soccorso mi ha detto che non riusciva a contare le punture da quante erano: almeno un centinaio». —



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