Il presidio
«Quel Primo Maggio 1891 nacque la nostra libertà»
Una festa simbolo delle lotte per il lavoro: lo storico Andrea Ottanelli commenta le foto che il Tirreno regalerà ai suoi lettori sulle vicende sindacali del dopoguerra a Pistoia
pistoia. «Quello che siamo oggi, la libertà, le nostre conquiste vengono da queste foto. Per questo fermarsi davanti a queste foto è ancora oggi importante». C’è l’occhio dello storico che ripercorre quarant’anni di vita della città, la vicinanza al sindacato in cui è stato impegnato, ma anche e soprattutto l’affetto per la festa del Primo Maggio, vissuta a pieno fin da bambino, nelle parole con cui Andrea Ottanelli commenta le 16 foto su “Le lotte per il lavoro”, da martedì 11 agosto in regalo con “Il Tirreno”. Foto selezionate dall’immenso archivio della Fondazione Valore Lavoro della Cgil, in cui quella festa ritorna tante volte con varie sfumature. Giustamente, dice Ottannelli, perché a Pistoia «è sempre stata molto sentita, ma non fu facile festeggiarla, come in tutta Italia».
«Il Primo Maggio si festeggia dal 1891– dice il docente e ricercatore pistoiese – ma non erano anni facili. C’è un documento della prefettura che attesta come a Pistoia, in quell’anno, fu mandato l’esercito per far finire lo sciopero davanti a diverse fabbriche, dichiarando l’inno dei lavoratori di Turati sovversivo. Erano anni in cui il Primo Maggio si potevano fare banchetti, piccole iniziative ma non scioperi».
Il meticoloso lavoro di ricerca portato avanti dal padre della rivista “Storia Locale” ci mette sotto il naso in un attimo numeri e nomi di quel primo maggio di 129 anni fa: furono mandati “«soldati in servizio di ordine pubblico”davanti – tra gli altri – alla Cartiera della Lima, alle Officine Michelucci, alla Fornace San Marco, all’Officina Lorenzetti e al Mulino a Vapore Guazzini.
«Poi il fascismo cancella questa festa – continua Ottanelli – sostituendola con il fittizio Natale di Roma, il 21 aprile. Il Primo Maggio esplode nel 1945 e a Pistoia è una vera festa di popolo. All’inizio era la festa del popolo della sinistra, la Cgil con le sezioni del Psi e del Pci. Quelle piazze, non piene, stracolme, sono quelle di un popolo che prendeva parte alla vita politica, nazionale e locale».
Poi anche i cortei pistoiesi mutano negli anni della contestazione, fino all’agognata unità sindacale. «Le foto del ‘69 vedono nuovi protagonisti – continua Ottanelli – I comitati della sinistra extraparlamentare, i nuovi disoccupati, le femministe. Anni in cui ci furono anche frizioni all’interno del corteo quando fu bruciato un fantoccio in rappresentanza del potere, gesto che non andò giù agli organizzatori. Poi però si arriva ad una fase per me molto importante, l’unità sindacale degli anni Settanta. In una foto c’è addirittura Renzo Innocenti che tiene uno striscione delle Acli».
Ma i segni che si rinnovano di anno in anno sono anche quelli di un rito popolare. «Il corteo parte sempre dalla Camera del Lavoro – chiude lo storico – La testa è formata dai sindacalisti, si vendono i garofani rossi, ci sono le due bande musicali cittadini, i trattori a chiusura. Per anni, quando il Copit comprava un nuovo autobus, lo portava alla sfilata, come faceva la San Giorgio con un nuovo treno. Per me e mia moglie, rimane un modo per ritrovare tanti amici. Quando la banda al Battistero intona l’Inno dei lavoratori c’è sempre un’emozione che continua portando i garofani rossi al cimitero, dagli amici sindacalisti che non ci sono più. In quelle foto c’è la storia della città: i funerali di Ugo Schiano, le nostre manifestazioni di studenti insieme agli operai della Italbed. Un patrimonio importante da non disperdere». —
elisa pacini
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