Il Tirreno

Pistoia

Verso la ripartenza 

I banchi con le ruote ovvero quando la scuola soffre di interventi spot

Daniela Fedi

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la lettera

Alla scuola italiana occorrono investimenti. Ma investimenti oculati. L’idea del Ministro sulla dotazione di banchi su ruote è piuttosto emblematica per il mondo della scuola. Un po' come altre proposte già avanzate negli ultimi mesi che hanno “fatto scuola” su come i problemi del settore non vadano approcciati. Ovvero con interventi spot e disorganici. I nuovi banchi sono un investimento ingente, che è stato presentato come presidio in nome del Covid, ma che contraddice anzitutto le ragioni di qualunque profilassi sanitaria. Se la prescrizione dei virologi è mantenere la distanza statica di un metro tra le bocche degli studenti, non si capisce l’utilità di sedie a rotelle che, casomai, facilitano l’avvicinamento, non il distanziamento. Questi banchi sono stati progettati già diversi anni fa per arredare un ambiente di apprendimento dinamico e innovativo. Per agevolare una didattica laboratoriale, ad assetti variabili, l’apprendimento cooperativo. Servono a stimolare le interazioni con l’insegnante e tra studenti. Servono per creare aggregazione e promuovere la cooperazione tra pari nello svolgimento di compiti di realtà. La didattica per la quale servono, non è ad oggi così diffusa in Italia. Sarebbero utili per aggregare più ragazzi attorno a un progetto ed a svolgere lezioni basate su continui scambi con il docente. Ma hanno senso in una progettazione, ambientale e didattica, ancora non comune nel nostro paese.

Se è così, da dove si dovrebbe cominciare ad investire? Sicuramente dall’edilizia scolastica, dove la sicurezza era un concetto spesso tirato per i capelli anche prima del Covid. Adesso a maggior ragione. Ma è necessario investire sulla quantità, stabilità e qualità degli operatori dell’educazione. Qualità nel senso della formazione. Fin dall’università si dovrebbero offrire corsi specialistici per chi vuole insegnare. E poi i docenti dovrebbero essere assunti mediante concorsi che non valutino solo le conoscenze disciplinari, ma anche la capacità di insegnare ad imparare, a gestire le classi. L’insegnate efficace è un mediatore della conoscenza, deve comprendere le dinamiche di gruppo, applicare metodologie didattiche che facilitino l’apprendimento, ed anche l’insegnamento. —



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