Storie di migranti e migrazioni a Pistoia nell’ultimo libro di Barbara Beneforti
Il volume, pubblicato da Settegiorni Editore, racconta le vicende del Centro stranieri in via degli Armeni
PISTOIA. Si avverte un eccesso di passione in questo libro – “La strana storia della murata di via degli Armeni” (Settegiorni Editore, 15 euro) – che Barbara Beneforti ha scritto per raccontare le vicende del Centro stranieri di Pistoia. Un eccesso di passione che è la bellezza di questo suo ultimo volume ma ne rappresenta anche il limite. Ne è la bellezza perché il Centro stranieri è stato tanta parte del percorso umano e professionale dell’autrice e quindi era impossibile, per lei, nascondere la passione per ciò che ha fatto, spinta dall’ideale dell’uguaglianza. Ne è il limite perché l’eccesso di passione spinge a credere che chi non la pensa come Beneforti sul fenomeno migratorio stia per forza dalla parte sbagliata, senza appello, quando magari ha soltanto una posizione diversa e ugualmente degna di rispetto. Alla fine della lettura il bilancio è comunque positivo, anche perché Beneforti non appartiene a quel genere di persone di sinistra che hanno sostituito, secondo un’accusa che viene da destra, il mito della classe operaia con quello del migrante. No, Beneforti vede i migranti nella loro individualità, nei loro bisogni, nelle loro speranze. Persone in carne e ossa, con pregi e difetti. Persone come quelle che ha incontrato al Centro stranieri e delle cui storie il libro abbonda. Storie di successi e sconfitte, di amori e dolori. Storie di chi ha conquistato una vita migliore e di chi invece ha fallito.
Oggi Beneforti fa un altro lavoro, ma il suo cuore è rimasto nell’immobile che fu sede del Centro stranieri e oggi ospita la redazione del “Tirreno”. Nasce da qui l’espediente letterario della murata viva, che dà il titolo al volume: altri non è che l’alter ego di Beneforti. Murata in via degli Armeni, si informa su cosa accade ascoltando le conversazioni dei giornalisti. Categoria, questa, che l’autrice non ama (sebbene dica d’avere «tanti amici giornalisti»). Non la ama soprattutto per come i mass media (non tutti) trattano, secondo lei, il fenomeno delle migrazioni.
«Questa strana storia – scrive Beneforti – contiene cose vere, molte cose ricordate e alcune cose che appartengono alla sfera dell’immaginazione. Per esempio, confesso che non esiste nessun fantasma imprigionato dentro a una parete di cartongesso. In particolare è frutto della mia fantasia tutto ciò che accade e che viene detto nella redazione del quotidiano, così come sono personaggi fantastici il caporedattore Penna e i suoi collaboratori: stratagemmi per sottolineare ruolo e responsabilità dei mezzi d’informazione nel trattare temi delicati come quello dell’immigrazione».
Tema delicato e ineludibile, perché, come si legge sulla retrocopertina del libro, «se Dio avesse voluto farci morire dove siamo venuti al mondo, invece delle gambe ci avrebbe fatto le radici come alle querce e ai cavoli. Invece, col fatto che hanno le gambe, gli esseri umani hanno sempre camminato. Sicché inutile dimenarsi tanto: finché gli esseri umani avranno le gambe continueranno a emigrare, come hanno sempre fatto in lungo e in largo per tutta la storia dell’umanità».
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