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«Basta con Mussolini cittadino onorario»: ma a Serravalle la proposta non passa

Un'immagine d'archivio del consiglio comunale di Serravalle
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Un'immagine d'archivio del consiglio comunale di Serravalle

Nel 1924 il Comune conferì il titolo al dittatore fascista. In consiglio 8 voti su 15 per la mozione, ma non bastano. Lo sdegno della sezione Anpi

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SERRAVALLE. Il consiglio comunale di Serravalle, dove dal 2017 governa una lista civica di ispirazione centrodestra, mercoledì 8 luglio, non ha approvato la mozione della minoranza di centrosinistra che proponeva la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, riconosciuta dal Comune il 24 maggio 1924. Per la verità, il provvedimento aveva spuntato la maggioranza dei votanti (8 voti favorevoli, 7 contrari, 1 astenuto), ma a Serravalle le mozioni devono ottenere la maggioranza assoluta dei presenti, nella fattispecie 9 voti. E quindi la proposta non è passata.

Ennesimo caso di scontro su temi generali all’ombra delle torri di Castruccio (episodi simili sull’intitolazione di una piazza ai martiri delle foibe, sul no alla panchina rossa contro la violenza alle donne e altri ancora), la mozione era stata presentata da Simona Querci, spiegando che la cittadinanza onoraria al dittatore fascista era incompatibile con i valori fondanti della Repubblica e quindi anche del Comune di Serravalle. «Se lo chiediamo solo ora – ha aggiunto – è perché finora ne ignoravamo l’esistenza. È grazie alle ricerche dello storico locale Roberto Daghini che l’esistenza di quella delibera è emersa». Il 24 maggio 1924, anniversario della vittoria nella Prima guerra mondiale, la cittadinanza a Mussolini la votarono tantissimi Comuni italiani.

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Nel dibattito sono intervenute sia voci dell’opposizione, a favore della proposta (Caterina Benini, Gianfranco Spinelli), sia voci di maggioranza: contrarie (Benedetta Vettori, Maurizio Bruschi) ma anche a favore (Francesco Bugiani). Favorevole anche l’indipendente Raffaele Landi. Il vicesindaco Federico Gorbi ha argomentato contro la mozione, sottolineando tra l’altro che provvedimenti del genere dovrebbero sempre riguardare persone in vita, in grado quindi di accettare o respingere le decisioni del Comune. Gorbi ha aggiunto che l’intera operazione nasce con l’obiettivo di mettere in difficoltà il centrodestra e di etichettarlo come “fascista” nel caso di un voto contrario prevalente. Di qui la decisione di astenersi.

Contrario, invece, il voto del sindaco Piero Lunardi, secondo il quale una questione del genere deve essere affrontata dal Parlamento nazionale e non da ogni singolo Comune. —


 

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