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dramma a malta 

È stato un malore sul posto di lavoro ad uccidere il giovane migrante

È stato un malore sul posto di lavoro ad uccidere il giovane migrante

Don Biancalani: «Ho chiamato l’ambasciata ma forse sarà impossibile riportare Kebba in Gambia»

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La conferma è arrivata dalle autorità maltesi: è morto per un malore, mentre si trovava sul luogo di lavoro, in un cantiere edile dell’isola, Kebba Fatty, 27 anni, per oltre un anno ospite della parrocchia di Vicofaro. Nessuna violenza quindi, ma comunque un dramma: la vita del giovane gambiano, che nel suo Paese lascia una moglie e tre figli, è stata spezzata proprio quando, con un permesso di soggiorno come rifugiato e un passaporto in tasca, aveva imboccato la via per un futuro carico di speranze.

Ieri mattina è stato don Massimo Biancalani, assieme al fratello di Kebba, Lalo – che vive in Garfagnana ed è venuto appositamente a Pistoia – a telefonare all’ambasciata italiana a Malta, prima, e al delegato consolare del Gambia presente nell’isola. Per capire quale possibilità ci sono per un rimpatrio della salma nel paese africano. E le notizie non sono confortanti.

«Ho parlato con la nostra ambasciata – spiega il parroco di Vicofaro – ma la questione è molto complessa e mi hanno spiegato che dovremo ricontattarli per email. E poi abbiamo sentito il delegato consolare del Gambia... Insomma, sembra che sarà praticamente impossibile riportare Kebba nel suo Paese. L’alternativa alla sepoltura a Malta è la cremazione, ma questa è una prassi che loro, come mussulmani, non accettano. Vedremo».

Nel frattempo si è attivata anche la piccola comunità di gambiani presente nell’isola, per cercare di risolvere la situazione.

Kebba Fatty, fino a 4-5 mesi fa, era stato per oltre un anno ospite della parrocchia di Vicofaro, dopo essere arrivato in Italia a bordo di un barcone, come tanti suoi connazionali, tra cui un suo fratello che durante la traversata aveva perso la vita annegando. Una notizia, la sua morte, che ha destato un grande dolore non solo tra gli altri giovani migranti che don Biancalani ospita nella chiesa e nella canonica di Santa Maria Maggiore, ma anche nella comunità pistoiese che aiuta il parroco in questa sua opera di accoglienza: tutti si ricordano del sorriso e della bontà di quel giovane arrivato a Pistoia in cerca di una nuova vita.

«A Malta lavorava come muratore – spiega don Biancalani – Non sappiamo se al nero o con un contratto. Se fosse stato regolare magari la famiglia potrebbe ricevere un risarcimento. Intanto noi abbiamo dato la nostra disponibilità per un aiuto economico».

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