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Politico condannato per atti persecutori
Era accusato di aver seguito più volte l’ex moglie e di averle inviato messaggi. La difesa: cercava prove del tradimento
pistoia
Dice di aver seguito più volte l’ex moglie perché doveva dare indicazioni a un investigatore privato che aveva ingaggiato per trovare le prove di un presunto tradimento, ma al giudice la giustificazione non è bastata per assolvere un politico della Montagna pistoiese (che in passato ha avuto un importante incarico amministrativo) accusato di atti persecutori (stalking) nei confronti della ex consorte.
La sentenza di condanna (un anno, pena sospesa e non menzione) è stata pronunciata nei giorni scorsi e la difesa, rappresentata dall’avvocato Elena Baldi, ha preannunciato che presenterà appello.
I fatti che hanno dato origine al processo risalgono ad alcuni anni fa, quando il politico (di cui non facciamo il nome per tutelare la parte lesa) si era da poco separato dalla moglie. Dice che sospettava una sua relazione extraconiugale e aveva chiesto la separazione con addebito. Per questo, sempre secondo la tesi difensiva, avrebbe ingaggiato un investigatore privato per raccogliere le prove del presunto tradimento, ma l’investigatore gli avrebbe fatto presente che, se doveva seguire gli spostamenti dell’ex moglie dalla sua abitazione fino a quella del presunto rivale dell’ex marito, gli sarebbe costato un sacco di soldi. E per questo l’ex marito si sarebbe prestato a segnalare gli spostamenti della donna per poi lasciare campo libero all’investigatore. Questo avrebbe giustificato gli episodi in cui l’uomo è stato sorpreso a seguire l’ex moglie.
Di fatto al politico vengono contestati numerosi messaggi inviati all’ex moglie, ritenuti troppo pressanti dalla donna, e in certi casi offensivi. Ma forse non avrebbe sporto denuncia se a un certo punto un incendio non le avesse distrutto il camper. L’ex marito non è accusato di aver appiccato le fiamme e nemmeno la donna glie ne fa una colpa, ma lo stato di ansia si è aggravato e così la donna ha deciso di denunciare l’ex marito un paio di anni dopo i fatti.
Di mezzo, come in quasi tutte le storie di questo genere, c’è la questione dell’affidamento dei figli. L’ex marito sostiene di aver anche trovato quelle prove che cercava, cioè quelle del presunto tradimento, ma questo secondo il Tribunale non ha alleggerito la sua posizione e così è arrivata la sentenza di condanna a un anno di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. —
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