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Pd attacca sul museo Marini «Ma il sindaco non risponde»

Pd attacca sul museo Marini «Ma il sindaco non risponde»

Comunicazione del gruppo sulla sorte delle dipendenti licenziate dalla Fondazione «Cosa accadrà il 18, quando gli altri musei riapriranno?»

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PISTOIA

Nonostante l’emergenza coronavirus continui a dominare anche l’attività amministrativa del Comune, lunedì l’assemblea di Palazzo di Giano (convocata in videoconferenza) è tornata ad occuparsi di una emergenza dei mesi scorsi, il muiseo Marino Marini.

In particolare, «i consiglieri del gruppo Pd – si legge in una nota stampa – hanno voluto sollevare il tema delle dipendenti del museo che da novembre non ricevono lo stipendio, chiedendo un impegno ulteriore dell'amministrazione. Nessuno per la giunta ha voluto rispondere o dare alcun sostegno».

Le dipendenti del museo sono state licenziate dalla Fondazione Marini, che da tempo porta avanti un progetto (mai presentato pubblicamente) di valorizzazione dell’opera di Marini centrata sul polo museale fiorentino, mentre quello pistoiese sarebbe destinato ad un progressivo depotenziamento. Contro questa ipotesi, da dicembre in poi la città si è schierata compatta. Il sindaco Tomasi, che è membro del cda, il 4 marzo scorso ha partecipato ad una riunione durante la quale, come riferì lo stesso Tomasi, il contestatissimo progetto sarebbe stato in sostanza ritirato.

«Constatiamo oggi – scrivono i consiglieri Pd – che, tanto per cambiare, si erano fatti soltanto annunci: da novembre la cooperativa che fa servizio al museo non riceve un solo euro. Non solo: abbiamo anche chiesto come si intenda proseguire l’attività dal 18 maggio, giorno in cui riapriranno le attività museali dopo il lockdown da coronavirus. Come garantiremo l’apertura del Museo, che prospettive vogliamo dargli?»

«Il fatto che il sindaco non abbia sentito l’esigenza di rispondere o spiegare alcunché – attacca il comunicato del Pd – è molto indicativo su come tutta questa vicenda sia gestita e interessi all’amministrazione. Protocolleremo quanto prima altri atti urgenti, nel frattempo va la nostra massima solidarietà e vicinanza ai lavoratori del museo che già hanno perso il proprio posto e a quelle che hanno lavorato senza che la Fondazione abbia corrisposto loro quanto dovuto». —



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